TEATRO DEL LEMMING – AMORE E PSICHE una favola per due spettatori
Per raccontare Amore e Psiche del Teatro del Lemming bisognerebbe essere in grado di descrivere un’emozione. Rispondere all’arte con l’arte insomma. Una sequenza di quadri che tocca tutte le corde delle emozioni in trenta minuti in cui ci si incontra e si ama sul serio, si muore e si rinasce davvero, in cui ho sorriso guardando il volto della mia sposa.
Una esperienza sensibile che rompe l’estraneità di uno spettatore con l’altro, per un solo e unico secondo in cui il teatro diventa luogo d’incontro e condivisione.
Gian Maria Tosatti – Il Tempo
Sensazionale performance, riflesso di qualcosa di grande, di eterno, di unico, lo spettacolo trae da questa unicità assoluta il suo fascino e la sua poesia, la sua dolcezza da Sirene incantatrici. E come tutte le favole vere, ha momenti crudeli e dolorosi, e luce dopo molto buio, e lieto fine con musica, danza e fiori. Una Odissea del cuore in 45 minuti, in cui gli attori del Lemming trasfigurano il sensuale e la sensorialità in rito ancestrale, in leggenda immortale, in sogno.
Umberto Fava – Libertà
Per il Teatro del Lemming Amore e Psiche – una favola per due spettatori è la terza parte del ciclo denominato Tetralogia dello spettatore. Il lavoro prevede un coinvolgimento diretto, drammaturgico e sensoriale di soli due spettatori a replica, un uomo e una donna.
Commenti (27)
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Göteborg, Svezia – 8,9 agosto 2026
Hello dear Actors!
Thank you for a very special experience! 🙂
I really, really liked the performance!!
It was very immersive and nice to walk around in the house for different scenes and encounters.
In order to give you some constructive feedback that you might want to consider here are some things that I thought about:
Sometimes the words and instructions that you gave were unclear and I did not know what to do and did not catch all the content of the scene at once. (You managed this well however by guiding and repeating until we progressed forward).
Also I believe that it would be a good idea to clearly make a disclaimer prior to the performance that there will be touching and nudity. For me it was fine and I did not mind at all, but I believe that some attending might feel it somewhat problematic if they have not been forewarned.
All in all it was a fantastic performance and a very different experience.
Looking forward to the next time you are in Gothenburg with a new show! (Is there a maillist or something so that I can be informed of your next appearance here in Gothenburg and be sure to get a ticket? If so I would very much like to be included in this mailing list)
Yours sincerely.
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Ciao cari attori!
Grazie per questa esperienza davvero speciale! 🙂
Mi è piaciuto davvero, davvero tanto lo spettacolo!!
È stato molto immersivo ed è stato bello muoversi all’interno dell’edificio per assistere alle diverse scene e ai vari incontri.
Per darvi anche un feedback costruttivo, nel caso vogliate tenerne conto, ci sono alcune cose su cui ho riflettuto:
A volte le parole e le indicazioni che ci davate non erano del tutto chiare e non capivo cosa dovessi fare, oppure non riuscivo a cogliere subito tutto il contenuto della scena. (Avete comunque gestito bene questi momenti, guidandoci e ripetendo le indicazioni finché non riuscivamo ad andare avanti).
Penso inoltre che sarebbe una buona idea avvisare chiaramente il pubblico, prima dell’inizio dello spettacolo, che ci saranno momenti di contatto fisico e nudità. Per me non è stato assolutamente un problema e non mi ha dato fastidio, ma credo che alcune persone potrebbero sentirsi a disagio se non fossero state avvertite in anticipo.
Nel complesso è stato uno spettacolo fantastico e un’esperienza davvero molto diversa dal solito.
Non vedo l’ora che torniate a Göteborg con un nuovo spettacolo! (Avete una mailing list o qualcosa di simile, così da poter essere informato/a della vostra prossima presenza qui a Göteborg ed essere sicuro/a di riuscire a prendere un biglietto? Se sì, mi farebbe molto piacere essere inserito/a nella mailing list).
Cordiali saluti.
göteborg, Svezia – 8,9 agosto 2026
Wow! I am amazed and simply mind blown from yesterday’s experience! I had never experienced immersive theatre before, and now I find myself wondering how I will ever return to “ordinary” theatre after this.
And the setting was simply magical. The historic old building, once a school, was brought vividly to life, and throughout the enchanting fairy tale you so masterfully guided us through, through the unfeigned meetings with every one of you, I discovered new things about myself as well.
To experience a fairy tale with all my senses was one of the most extraordinary and captivating experiences I have ever had. Thank you for opening doors, inviting us into your world, and reminding us of the profound richness that comes from allowing ourselves to truly feel.
With love,
Albulena H.
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Wow! Sono stupita e semplicemente senza parole per l’esperienza di ieri! Non avevo mai vissuto prima il teatro immersivo e ora mi ritrovo a chiedermi come potrò mai tornare al teatro “tradizionale” dopo tutto questo.
E l’ambientazione era semplicemente magica. Lo storico edificio, un tempo una scuola, ha ripreso vita in modo vivido e, lungo tutta l’incantevole fiaba attraverso cui ci avete guidati con tanta maestria, grazie agli incontri sinceri con ciascuno di voi, ho scoperto anche qualcosa di nuovo su me stessa.
Vivere una fiaba con tutti i miei sensi è stata una delle esperienze più straordinarie e coinvolgenti che abbia mai vissuto. Grazie per aver aperto delle porte, per averci invitati nel vostro mondo e per averci ricordato la profonda ricchezza che nasce quando ci permettiamo di sentire davvero.
Con affetto,
Albulena H
Premetto che conosco molto poco l’ambiente del teatro, e non avevo minimamente idea di cosa aspettarmi da uno spettacolo « per due persone ».
Il primo sospetto che qualcosa di eccezionale stesse per accadere l’ho avuto quando prima di entrare ci è stato detto di rimuovere scarpe, calzini, orecchini… utilissimo per tracciare il confine tra la « realtà » e il «teatro».
Poi lo spettacolo: come in un fiume vieni trasportato da una stanza all’altra, un flusso di percezioni di ogni tipo: visive, uditive, tattili, olfattive. Ammetto che ho fatto fatica a distinguere tutti questi stimoli, ad attribuire un significato ad ognuno di essi, ed infine a ricostruire il contenuto globale di ciò che avevo appena vissuto. Ad essere sincero, del contenuto non sono riuscito a capire molto: questo perché la forma con cui tutto mi è stato presentato è stata così inaspettatamente unica che la mia attenzione è stata direzionata quasi esclusivamente su di essa, senza riuscire a riflettere sul significato di ciò che stavo vivendo; un po’ come quando ascolti una canzone musicalmente così bella che non presti attenzione al testo e al suo significato.
E tutto questo per me è stato incredibile. Riuscire ad accedere a tutte queste sensazioni diverse con uno spettacolo teatrale è stato sbalorditivo.
Mi ha fatto riflettere su quanto forse sono abituato ad esperire per categorie sensoriali distinte, e su come quindi sarebbe utile tornare a raccogliere e integrare i vari stimoli per ottenere un’immagine più completa di un percetto.
Ringrazio di cuore Massimo e tutta la compagnia teatrale per questa preziosa opportunità.
Dal primo passo all’ingresso del teatro la prima sensazione che riporto è quella di paura\straniamento, rispetto al fatto che oggettivamente non sapevo cosa stesse per accadere. I passi veementi in avvicinamento di Afrodite ed il suo sguardo minaccioso mi hanno messo in allerta, ho avuto la percezione che stesse per accadere qualcosa di “brutto” nonostante sapessi di trovarmi in uno spazio
protetto. Arrivando alla sala principale, questa percezione si è tramutata in curiosità, il profumo mi ha accolto e da qui qualche sguardo fugace alla persona (che non conoscevo che ha partecipato insieme a me) ha stabilito effettivamente una connessione, o meglio, credo che entrambi abbiamo consapevolizzato il fatto di essere complici all’interno di una storia, sì più grande di noi, ma che
solo noi in quel momento potevamo essere capaci di affrontare. Il banchetto è stato “romantico”, il dolce, il profumo del vino e l’atmosfera calda hanno gettato le basi per il passaggio successivo dell’incontro con il corpo. Non vedere mi ha disorientata per qualche secondo, ed il fatto che la superficie su cui ero fosse morbida, mi ha dato l’impressione di essere davvero altrove, in un luogo
non definito che si può raggiungere solo con l’elevazione della mente e del corpo. Dopodiché il senso di colpa, la separazione, la mancanza, il desiderio di ricongiungersi. La stanza delle foto è stato uno dei momenti più toccanti per me e rimanere sola mi ha spaventata. Avevo l’impressione di sentire delle voci, o che quelle foto mi parlassero ed è come se in quel momento mi fossi presa carico di una sorta di passato che non mi apparteneva, ma di cui mi sentivo coinvolta ugualmente e che dovessi custodire e non rivelare a nessuno. Di fatti quei chicchi che avevo tra le mani non li ho lasciati per nessuna ragione al mondo. La quarta prova è stata la più dura e contrastante. Non mi ha turbata il
seppellimento in sé per sé, ma la riflessione che ne è conseguita. Da una parte, ho provato qualcosa di simile al sollievo, rispetto alla morte, nel senso di non dovermi più preoccupare delle vicissitudini e delle contingenze terrene, affare solo di chi respira ancora; dall’altra, la frustrazione, il rimpianto di non aver fatto e detto tutto quello che volevo, di non aver salutato e abbracciato le persone a me care, non aver dato un ultimo bacio alla persona amata e quanto queste ultime piangessero per me. Per cui, il ricongiungimento successivo è stato felice. Felice di rivedere visi amici e celebrare la vita ancora una volta. Reputo questo spettacolo come un percorso, oltre che di connessione gli uni con gli altri, principalmente come viaggio interiore, che apre riflessioni su aspetti importanti della nostra esistenza che sottovalutiamo, ma per cui vale la pena fermarsi un secondo ad apprezzare. Per cui la mia attenzione, il mio rispetto e la mia ammirazione di vedervi fare tutto questo è davvero ad alti livelli.
(Non vedo l’ora di “partecipare” all’ Edipo!)
Monica
La dominanza della testa. Per buona parte dello spettacolo i pensieri giravano e frenavano la mia disponibilità corporea e la possibilità di vivere il momento. Preoccupata per la presenza, vicina e distante (in teatro e nella relazione), del mio compagno, non mi sono fatta trasportare nel vortice
onirico del presente (ma sono sicura che se non ci fosse stato lui, qualcos’altro mi avrebbe distratta). Fino alla parte finale, quando la risoluzione del dramma, e una mia non risoluzione interiore, si sono scontrate e riconosciute, e un pianto sofferto che sa di tristezza e libertà è sgorgato. Il mio corpo a lungo scosso da un fremito prolungato, ha potuto uscire dirompente nella scena e prendersi lo spazio cercato.
Cari amici,
ho partecipato al rito di Amore e Psiche per ben due volte, l’altra settimana, e mi è sembrato di essere in un lungo sogno. Ammetto che, finita la prima replica, già pensavo “che bello, domani ne faccio un’altra!”. E ” chissà come sarà! “.
È difficile descrivere l’esperienza, perché sembra in qualche modo al di fuori dal tempo, ma non è solo questo. È sempre labirintica, come se gli avvenimenti e le emozioni si incrociassero fra loro, senza consequenzialità, in modo atemporale. A volte mi sembra che dal banchetto venga la colpa di voler vedere, a cui seguirà subito l’essere sepolti. E che al primo ingresso avvengano già le nozze di gioia. E poi arrivano le immagini come flash. La cesta cullata dalla matrona mi sembra un’immagine antica, parentale quasi, mi ricorda sempre la campagna, i trisavoli, le case con il pavimento in terra battuta. E si ritrovano lì, in un luogo sacro e antico in un modo tutto differente, come se fossero spettri che neppure sanno dove sono. Non credo di essermi mai guardato attorno, una volta raggiunta quella scena. Cosa succede attorno a lei? Chi c’è in scena, e cosa fa? Forse non mi è concesso vederlo. E poi Afrodite reclama sempre l’attenzione, e i vermi li sento sempre sotto di me, anche se sarà dopo che verrò sepolto.
Il rosso della tavola è la cosa che mi colpisce, e mi sembra che solo ciò che ho a me vicino sia giusto prendere. Vorrei che la mia compagna avesse a disposizione il resto per come vuole. E il rosso me lo porto nel letto d’Amore, come se lo vedessi drappeggiato di rosso nonostante il buio totale. Amo quel buio, lo trovo adeguato alle carezze, alla pelle vellutata, alla sottoveste di seta, non è un buio di assenza o che nasconde, è il buio della notte primaverile, o del voler chiudere gli occhi con rapimento, mi sembra che ci sia una finestra aperta da qualche parte nella stanza e che da fuori non entri mai freddo o caldo, e la stanza e il fuori abbiano la stessa temperatura. In primavera e in autunno è una delle cose più belle che ci siano, toglie i confini dati dal freddo o dal caldo delle stagioni piene, quando uscire è in qualche modo anche un cambiare di temperatura. Dentro e fuori diventano più vicini fino quasi ad essere la stessa cosa, in primavera e in autunno.
Le tende quindi si scostano, è sempre sbagliato e temo sempre per la mia compagna, per il viaggio che dovrà compiere. Fino alla scorsa settimana non ho mai saputo quale fosse il suo viaggio. Il mio sembra sempre cambiare ordine, quando provo a ricordarlo. Mi appare ora la morte, per prima, anche se so che non è così che deve andare. Ade è un dio sumero o un Moloch in una grotta, ogni volta cerco di decifrare il suo gesto, come se fosse la chiave per il mio percorso. Mi chiedo se sappia che sopravviverò, e soprattutto che voglio andare fino in fondo. È un pegno da pagare questo, io lo so.
Il sudario è allo stesso tempo freddo e caldo, liberatorio ed opprimente, mi sembra di poter riposare e mi sembra di poter scomparire per sempre, poi la terra arriva dal nulla. Riempie subito le narici, ma dov’era prima? È comparsa all’improvviso. Ed è un colpo sul costato. Non so su cosa sono sdraiato, forse un telo, ma sono chissà come sicuro che lì sotto, sotto di me ci sia la terra. E i vermi, ma loro mi danno un’energia vitale, come se fremessero sottoterra, la terra è viva là sotto e non è poi così diversa dall’aria con i suoi venti.
Sento questo o non faccio in tempo e vengo scoperchiato, mi si copre subito la faccia ma non soffocherò, anche se fosse quello l’intento.
La maschera che mi mostrano è più chiara di quella di pelle che ho aiutato a trovare sentendomi in qualche modo giudicato per il mio non sapere e non capire. Quindi forse sono stato giudicato di nuovo e la mia maschera mortuaria è ora chiara e leggera, forse qualcuno la peserà ed è per questo che posso andare avanti. Poi quel ballo, è dolce ma allo stesso tempo è una nenia che vuole ipnotizzarmi, portarmi nel regno dei sogni. Può essere peggio di quello dei morti? Non sono mai sicuro di fare bene ad assecondarla, forse è un’altra prova anche questa. E nello specchio cosa vedo? Credo amore, non me stesso ma come mi vede Amore. I miei occhi sono diversi da quelli di Edipo.
E mi viene chiesto qual è il mio segreto, ma io non ho segreti, voglio solo dire che amo, voglio dire sì. Mi viene da lasciare il mio pegno d’amore lì, o forse quel pugnetto che stringo in mano era destinato ad Ade, affinché compisse la pesatura dell’anima o del mio amore?
Ma c’è un altro luogo dove mi attendono, non c’è tempo per capire o ricordare. E in quel luogo tutti sono Amore nello stesso tempo. Mi sembra sempre che tutto si muova, avanti e indietro, che tutti si muovano, come una danza gigantesca ma leggerissima, quasi volando. E ci sono tanti veli ma sottili e trasparenti e che si muovono anche loro perché è tutto arioso. E i fiori di arancio mi sembrano sempre una volta stellata o qualcosa che non so, una cupola dipinta magari, o dei rami fitti fitti che ci riparano dal sole e ci fanno frescura. Forse è sempre un giardino, quel posto. Non so perché ma mi immagino delle statue. Come se lo spettacolo fosse fatto anche di scultura. E di tessuti, naturalmente, perché Amore e Psiche per me sono un’infinità di tessuti diversi per colore e al tatto.
Ci abbracciamo, e forse ci abbracciamo tutti. Mi sembra un rito di primavera, tutti ci diamo fra noi quell’energia fresca che farà arrivare le fioriture e il verde ovunque. È sicuramente un giardino, quel posto per me. Ma la mano di lei è sempre la cosa più importante. Noi ci parliamo così, o ci incontriamo così, ogni volta.
Quando arriva il momento di andare mi sembra di dire con lo sguardo ad Afrodite (che come tutti alla fine è anche Amore), oltre che grazie, che avrò cura di lei, della mia compagna.
Grazie amici di tutto questo, un grande abbraccio!
Martino
Cercherò di descrivere Amore e Psiche attraverso tutte le immagini che mi sono rimaste
impresse nella memoria.
Ripensare a questa favola ha fatto emergere una serie di fotografie meravigliose e le parole,
le frasi dette dai vari attori, sono quasi passati in secondo piano. L’unica domanda che
ricordo è relativa alla domanda di quale fosse il mio segreto.
ELIMINA → Prima di fare ciò ricordo quanto fossi agitata prima di entrare. Continuavo a
parlare con Katia e le dicevo che avevo super paura, perché non sapevo bene che cosa
aspettarmi.
La parola è passata in secondo piano, forse perché estremamente coinvolta da tutti gli altri
sensi e dalla bellezza che mi circondava: i suoni in lontananza, le voci dolci e forti, gli odori e
i profumi molto accentuati e la bellezza di tutto.
Ecco le immagini:
1. Afrodite, bellissima, arriva verso di noi, con un passo forte, deciso, sicuro. Ci prende
per mano e ci porta dentro questo viaggio.
2. Un uomo e una donna davanti a noi, che ci parlano e ci dicono di dire sì. In quel
momento mi è sembrato di dover fare una scelta, di dover prendere una decisione,
che il mio SI’ fosse un qualcosa di desiderato, aspettato, voluto (è stato bello perché
mi è proprio sembrato che stessero aspettando me, la mia parola, la mia voce).
3. La madre. Ricordo questa figura di donna stupenda, circondata di bianco. Sembrava
qualcosa di intoccabile, di angelico, di sacro, di magico. Nel momento in cui ha
aperto la culla, ciò che ho visto mi ha lasciato senza parole, ma mi ha anche
affascinato moltissimo. Vedere tutti quei piccoli e infiniti vermi per me ha avuto due
significati: la morte (rappresentavano quegli animaletti che arrivano quando il corpo è
in decomposizione e mangiano tutto quanto) e la vita (piccoli invertebrati che
smuovono la terra, l’humus, il compost…
Questa immagine mi ha colpito molto.
4. Altra immagine meravigliosa: il banchetto ricco di cibo. Credo fossi molti restia
inizialmente nel mangiare perchè incantata dalla bellezza di tutto ciò che avevo
dinanzi. La luce era distribuita in modo da conferire sacralità e importanza ad ogni
cosa. Inoltre sentire le voci che ci incitavano a mangiare è stato molto poetico.
5. La stanza di Eros: due corpi accoglienti e profumati che ti abbracciano e ti fanno
sentire importante. Vedere successivamente i corpi nudi di quest’uomo e questa
donna mi ha riportato a un’immagine di vita primordiale, naturale e originaria.
Separarmi dal mio compagno non è stato troppo doloroso, anzi, forse sentivo di poter stare
da sola, di riuscire a proseguire il cammino.
6. La stanza dei ricordi con le carte: la prima foto mi ha fatto pensare al passato (mi ha
ricordato mio nonno, quando aveva circa 40 anni, e viveva in Australia), mentre la
seconda al futuro (perché c’era un uomo con un bambino in braccio).
7. Il segreto. Quando mi è stato chiesto di dire un segreto, ho tentennato un pochino e
poi ho detto una cosa che tutte le persone che mi conoscono sanno di me, fin dai
primi istanti (ovvero che vorrei diventare mamma). Successivamente ripensandoci mi
sono fatta diverse domande e mi sono chiesta se davvero io non ho un segreto
nascosto e che nessuno sà di me. Mi ha un pò reso triste questa cosa.
8. Incontrare Ade è stato un momento molto sacro e speciale. Mi hanno colpito i
movimenti delle sue mani e la forza con la quale ha toccato il palmo delle mie. Non
mi ha spaventato o terrorizzato. Inoltre, il momento della sepoltura per me è stato
stupendo: lì per lì non l’ho vissuto come questo, ma anzi, mi sembrava proprio di
essere distesa a faccia in sù, in un bosco, nel quale c’era molto vento e le foglie, i
ramiscelli, le pigne, mi cadevano dolcemente sopra il mio corpo.
9. Rincontrare il mio compagno e il matrimonio è stato molto speciale come momento,
ma non ero particolarmente vicina emotivamente al mio compagno, ma ero proprio
affascinata da tutto quello che vedevo intorno a me.
Le cose che maggiormente mi hanno colpita sono le seguenti: la vita che sprigionavano i
protagonisti di questa favola (le pupille di ciascuno fremevano come se io fossi stata la prima
spettatrice della storia che mi stavano facendo assaporare), la bellezza e la meraviglia che
mi circondavano e il sentimento di cura che nutrivano per me (sono stata preparata e
coccolata in ogni momento).
Con molta gratitudine
Beatrice
“solo ciò che è stato separato potrà un giorno essere ricongiunto”.
Dello spettacolo di amore e psiche mi porto nel sangue questa frase che mi ha fatto dare significato a tutto lo spettacolo.
Ciò che mi ha suggestionato molto è stata la capacità dello spettacolo a costringere lo spettatore all’utilizzo di tutti i sensi, le immagini e le sensazioni che più mi porto dentro sono: la vista di questa scatola di vermi, il profumo del vino, dei fiori, della lavanda, della terra, il gusto del cibo, l’udire delle voci, il tatto dei corpi nella stanza dell’amore. È stata un’esperienza piena in ogni sua forma e senso. Timoroso l’inizio con l’incontro molto forte di Afrodite e la fine, meravigliosa con il suo sorriso e la mano che sventola il saluto.
Un grazie sincero dell’esperienza,
Con Amore e Psiche sono entrata dentro un sogno. Ho attraversato gioia e dolore, come se
avessi vissuto un’intera esistenza. Ho sentito paura, amore, nostalgia, mancanza, felicità. Mi
sono abbandonata e poi ritrovata.
È difficile provare a descrivere una vita. Essa non è una sequenza di eventi: è un intreccio.
Un continuo morire e rinascere. E quando un’esperienza riesce a farti attraversare tutto questo
in un tempo sospeso, allora stai toccando qualcosa di essenziale.
Amore e Psiche non è un fatto da spiegare, ma un attraversamento. Ti passa dentro. Ti
modifica. Sedimenta in silenzio. Perché certe esperienze non si comprendono ma si
incarnano.
Ci sono esperienze che si aprono nel tempo, si moltiplicano, si trasformano insieme a noi. E
così, ciò che oggi ti sembra una cosa sola, domani avrà un altro volto.
È stato come essere catapultata in un magma vivo.
Fin dall’inizio si viene immersi in ciò che sembra un quadro di Caravaggio: immagini di un
altro mondo, senza tempo né spazio. Tutto e’ atemporale. Ogni cosa aveva un sapore diverso:
il chicco di melograno cosi aspro ed il vino, dolce come una ciliegia.
E’ stato come tornare bambina, come se il mondo si mostrasse ai miei occhi per la prima
volta. Sentivo come se tutto fosse nuovo.
Sono entrata in quello che sembrava un tempio. Il movimento delle mani. Le voci intorno a
me. La cura in ogni minimo dettaglio. L’esplosione dei sensi.
E poi la sensazione della morte. L’odore della terra. Un misto di pace e fine.
Un vissuto profondamente personale, eppure condiviso nel matrimonio finale.
Le sensazioni vere. Quelle che abbiamo dimenticato.
E poi l’ultimo sguardo di Afrodite. L’amore.
Ringraziare per questo viaggio è poco. È come cercare di ringraziare una madre per il dono
della vita: troppe parole non servono, perché ciò che avete dato va oltre ogni possibile
gratitudine.
Margherita A.
Carissimi,
mi avete donato un viaggio molto personale che mi pone di fronte a una necessità di riconnettermi a me stesso. Quali prove dovrò affrontare? Sarò mai pronto? Posso evitarlo?
Ciò che più mi ha travolto sono gli odori presenti attraverso questo viaggio. A partire dall’odore dei vermi in quell’immagine fortissima che mi ricorda quanto la morte e la vita siano indistricabili e ciascuna un aspetto dell’altra. E questo presagio, mi invita a vivere perché in fin dei conti non ho più tempo.
Al buio della notte, la necessità di infrangere il divieto di colui che amo è qualcosa di necessario. Scorgere la pelle illuminata nel sottile spiraglio sotto la tenda mi porta a sfamare la curiosità ed infrangere il volere divino. Ho visto, non posso più tornare indietro, non posso più disconoscere.
Qui mi trovo catapultato da un lato all’altro del mondo e riesco a riconnettermi soltanto quando l’odore e il peso della terra che copre il mio corpo mi definisce per ciò che sono. Sento la necessità di sprofondare ancora di più nel terreno, ma questo non è possibile. Forse non ho davvero scelta.
Mentre poesie e parole antiche mi scivolano via piuttosto in fretta, ogni piccolo comando si fa invece bivio fondamentale: mangia, non guardare, ricorda. La strada è già tracciata?
La felicità finale mi arriva inaspettata, immeritata, incontrollata.
Buonasera,
sono tornata pocanzi e ancora mi sento entusiasta x aver partecipato a questo spettacolo. La mia prima esperienza da spettatrice. Essendo laboratorista immaginavo potesse essere tanto sentita tale esperienza ma non fino a questo punto.
Premetto che sono ignorante riguardo ai miti ma curiosa verso ogni esperienza.
Come già accennato al Regista Munaro già dopo i laboratori il mio subconscio mi propone sogni , talvolta incubi che però si riconnettono alle parti di me. Vogliamo le chiamate ombre?
Senza entrare nello specifico del mio vissuto ritengo che questo regalo ( così lo percepisco io) che oggi mi è stato fatto mi ha fornito nuovi strumenti su cui lavorare. Dato che la ricerca( credo di ognuno di noi come me) non volge mai ad una fine.
Sarò lieta di aggiungere altre riflessioni o sogni.
Il lavoro sui 5 sensi è particolare e x me anche terapeutico.
Infondo lavorare sul superare le barriere autogiudicanti e autocastranti è il fine su cui da tempo ambisco.
E parlo di barriere non solo emotive ma anche corporee, ciò che viene svolto lavorando sui 5 sensi nel vostro teatro. Perché L essere è esattamente l insieme di corpo e mente.
E sovente, nella vita di tutti i 5 sensi vengono per così dire ” ignorati” . L obbiettivo che mi sono da sempre proposta è uno..
Equilibrio ed amore verso me stessa.
Quest’ ultimo oggi l ho sentito particolarmente.
Ho sempre sentito ed accolto le polarità di anima e animus che sono dentro di me( come cita Jung)
Non c è amore più grande se non in primis quello verso se stessi.
Aggiungerò altri commenti nel caso sognassi ( come ribadisco, spesso è già accaduto) e li completerò con un altra mail.
Sono capitata al vostro teatro non x caso.
Perché nulla accade x caso.
E ne sto già traendo benefici .
Ringrazio e saluto
AMORE E PSICHE
Sogno da Amore e Psiche – ciò che è rimasto – ciò che è permeato.
La via della seta, le mille e una notte, un tassello di favola raccontato notte dopo notte sperando di aver salva la vita e finire coll’innamorarsi.
Olio, oro, liquido, rituale, unzione delle mie spoglie, benedetta dall’incenso prima del riposo senza risveglio, Olio Torbido figure come frutto di evocazione, terrena, divina, il bisogno più basilare dell’uomo e la sua più grande paura l’altro: due e uno, due e uno solo.
“Solo ciò che è stato separato potrà essere un giorno ricongiunto”.
Quand’ero piccola mia nonna teneva una ciotola di vetro sul tavolo dell’ingresso che riempiva di potpourri rigorosamente rosso, non mi piaceva l’odore non era fresco, era denso, cinereo, terra di cimitero.
Culla funeraria di un neonato lasciata correre su un fiume. Vermi che si cibano, vermi che eravamo e ai vermi e alla terra torneremo – il fuoco modella quadri e spettri sulla tela del nero.
L’acqua è profonda, tuffati, non hai bisogno di galleggiare porpora, leggimi le carte vita dimmi il mio futuro, dimmi ciò che è stato, riempimi i polmoni di lavanda, arriva al punto che non posso respirare senza avere la gola piena di odori, di mangiarli.
Bazar di spezie con le sue strade strette e la sua gente, le sue lampade a olio, ninnoli argentati appesi con i loro vetri coloriti come in un prisma, in un caleidoscopio, un abbraccio, una coppia, un amore.
Il chicco di melograno acido, nudi in un abbraccio scuro, nero.
Esco dalla tomba, ti ritrovo, mi sposo – seppelliscimi tra le tue polveri.
Ti scrivo dopo aver fatto lo spettacolo di Amore e Psiche per condividere le mie sensazioni e riflessioni.
Vita e Morte: così descriverei la mia esperienza di ieri. Un’oscillazione tra queste due condizioni essenziali dell’umano, che trovano il loro spazio in un luogo dove il tempo ha smesso di esistere. Un’ode alla gioia di due giovani amanti che, in un luogo luminoso, caldo e profumato, celebrano la loro unione. Dall’altro lato la tristezza, l’oscurità, la paura, la sepoltura.
Stanotte, dopo lo spettacolo, ho sognato di innamorarmi, di nuovo. Era un amore fresco, desideroso di essere vissuto. Tuttavia, alla sensazione di piacevole felicità vissuta in dei campi colorati e profumati, si contrapponeva un panorama urbano inquinato, costellato di industrie che producevano fumi tossici e odori cattivi: una città distrutta, irriconoscibile, uno scenario postapocalittico. Un’altra volta: Vita e Morte. La sensazione che avevo nel sogno era quella di essere anestetizzata dalle cose belle dell’amore, e che questa condizione mi stesse tenendo lontana dall’esigenza di fare qualcosa per evitare che l’inquinamento si espandesse. Come se ci fosse una dimensione individuale che voleva starsene lì col proprio amato e un’altra collettiva che spingeva per contrastare le industrie e l’inquinamento. Queste sono le dicotomie su cui mi interrogo spesso: solitudine/collettività, indifferenza/altruismo.
Penso di aver vissuto in modo più intenso le sensazioni di Morte, come quella della sepoltura. Mi sono trovata sottoterra tremante, col respiro in affanno, gli occhi aperti nel buio. La mia sensazione era quella di essere sepolta dai vermi della prima scena ed ero molto impaurita. Un altro momento di inquietudine è stato quello del segreto, che ho sussurrato alla mia guida. La mia paura di non saper amare mi ha travolta come un grido di aiuto.
Un’altra cosa su cui ho riflettuto è il fatto di conoscere il mio compagno. Credo che mi sarebbe piaciuto fare Amore e Psiche con uno sconosciuto. Anche se ho provato a lasciarmi andare, ero influenzata dal fatto di sapere chi era: conoscevo di già il suo abbraccio, il suo tocco sulle mani.
Concludo dicendoti che lo spettacolo mi è piaciuto molto ed era come essere entrati un sogno. Come qualcuno ha detto ieri, se mi immagino di essere dentro ad un mito, sarebbe esattamente così.
sono Davide ed ho partecipato all’esperienza Amore e Psiche venerdì 13 febbraio 2026. Vi lascio le mie impressioni.
Nel complesso penso sia una esperienza da fare, anche solo per conoscere il vostro modo molto interessante di intendere uno spettacolo o performance o in qualsiasi altro modo amate definire ciò che si viene a “vivere”.
Mi sono sentito estremamente coinvolto fisicamente e mentalmente, quasi sopraffatto da tutto ciò che accadeva e dal tentare di capire/seguire/scegliere nelle varie scene/luoghi/situazioni che mi si ponevano davanti.
Avveniva tutto come in un film, con una inquadratura “soggettiva” e con macchina da presa tenuta in mano (ho alcune esperienze in ambito di produzioni audio-visive e sembrava proprio di essere l’obiettivo di una steadicam). Tutto era, tra l’altro, molto ben “inquadrato” ed efficace nella direzione dei vari spostamenti.
Dal punto di vista emotivo, sono stato per tutto il tempo incollato alle varie emozioni che provavo, ero completamente nel qui e ora, la mia mente non poteva andare altrove. Ho vissuto con pienezza le varie emozioni, ho avuto addirittura paura all’inizio col primo intervento di Afrodite e la paura (mai davvero minacciosa) mi ha accompagnato in vari momenti dell’esperienza (quando si correva veloce, quando le “scene” apparivano all’improvviso, quando non sapevo/capivo cosa fare, etc.). Credo di essere stato in ascolto e disponibile per tutto il tempo ma, contemporaneamente e paradossalmente, sentivo il mio corpo rigido e un po’ in difesa; era però una difesa dovuta alla travolgente intensità di ciò che succedeva.
La sorpresa mi ha accompagnato per tutto il tempo, quasi ogni passaggio mi trascinava dentro ad un mondo onirico inaspettato. Le esperienze di fronte alla grande madre che piange, del segreto dello spettatore e della sepoltura sono state davvero fortissime.
A proposito, non posso esimermi da un commento sugli attori/performer. Vorrei fare i miei più vivi complimenti alla attrice che interpretava la grande madre e il “segreto”: davvero indescrivibile la forza, l’efficacia e la credibilità delle interpretazioni. Complimenti vivissimi anche agli altri attori, mi hanno davvero toccato l’anima, li ho trovati tutti di un a bravura fuori dal comune.
Alla fine dell’esperienza ero in uno stato di “sospensione” e “densità emotiva” inaspettato: ero spaesato, curioso, stravolto, sfinito e chissà cos’altro; parafrasando una nota canzone di Carmen Consoli mi sentivo “confuso e felice”. Ho avuto bisogno di un tempo di decompressione, dopo l’esperienza, per ascoltare tutto ciò che mi arrivava e per riconnettermi con me stesso. Avevo il piacere di ricordarmi tutti i passaggi dell’esperienza vissuta e mi ci è voluta circa mezz’ora per sentirmi di nuovo io; nel mentre avevo il piacere di condividere le sensazioni ed i ricordi con la persona che ha vissuto l’esperienza con me (non avevo con ella un legame affettivo).
Se proprio devo cercare degli elementi critici, potrei dire che mi sono sentito talmente coinvolto emotivamente e fisicamente che credo di essermi perso alcuni significati dei testi, probabilmente perché l’attenzione “cognitiva” era sopraffatta da quella emotiva. Seguendo la stessa linea critica, potrei aggiungere che mi sarebbe piaciuto avere più tempo per vivere completamente (anche mentalmente) ogni singola scena/situazione. Alcuni momenti mi sono sentito strappato da una situazione per correre verso un’altra; magari l’intento registico era proprio quello di portare lo spettatore dentro questo “treno in corsa” e, se così fosse, allora ci siete riusciti in pieno!
Penso che in futuro vorrei rivivere l’esperienza insieme alla mia compagna per accentuare maggiormente ciò che ho provato e per lasciarmi andare e coinvolgere ancora di più.
Sono molto curioso di venire a vivere/vedere/esperire anche gli altri spettacoli/performance della vostra compagnia.
Ancora complimenti!
Aspettavo curiosa questa data, questo incontro con il Teatro del Lemming. Il titolo “Amore e Psiche” mi aveva subito “pescata”, ho abboccato all’amo senza farmi troppe domande. E sono venuta con un accompagnatore che ha colto il mio invito e ben stavamo nel ruolo di Amore e Psiche. Questo viaggio e incontro con il mito, il coinvolgimento, la relazione che si instaura con gli attori, il passare dall’essere spettatore all’essere parte della narrazione è forse quella ricerca, quello che mi muove anche nella vita. Ogni parola che descrive questa esperienza la condivido e aiuta anche a comprendere meglio quanto accaduto.
Fatico a trovare parole e sono curiosa ora di andare nell’aldilà e vedere cosa e se mi diranno i sogni.
certi è che dal momento che sono entrata illuminata dalla luce della candela ho cercato la soglia e sono passata ad un’altra dimensione. ho lasciato indietro / fuori ogni pensiero e mi sono incamminata con voi.
Fra le scene l’incontro con la morte, l’essere sepolta, le foto come se fossero non ho ancora ben compreso quella parte che mi ha emozionato e il senso del matrimonio che non ho mai / ancora vissuto nella mia vita e chissà forse resterà l’unico…?! Io e il per sempre non siamo molto amici. la stanza di Eros, anche lì una sorpresa…sono stata, ho cercato di esserci ed entrare, lasciare andare il più possibile. vi ringrazio per il coraggio di un simile osare! che ho voglia di rincontrare.
da quella serata è nato poi un disegno.
Sono rimasta molto colpita dalla bellezza della rappresentazione. Tutto l’insieme mi è risultato avvolgente e trascinante in una sequenza di situazioni nuove, eppure note alle mie emozioni.
Il contrasto e al tempo stesso il contatto tra vita e morte mi sono sembrati naturali e mi sono sentita molto compresa nel mio stato di essere umano vivo, ma mortale.
Ho trovato apprezzabile la ricerca di raffinata precisione nel disegnare i diversi momenti esperienziali, rendendolo facilmente accessibile allo spettatore il suo coinvolgimento emotivo e sensoriale durante il percorso attraverso il dramma.
Ho l’impressione che gli attori, che conosco da tempo, abbiano ancor più affinato la propria capacità interattiva e rappresentativa, in quanto mi hanno letteralmente affascinato e perfettamente coinvolta emotivamente nella storia che ho vissuto con loro durante la rappresentazione.
Devo dire che la dimensione di questo Amore e Psiche è veramente grande. Non mi è facile trovare zone d’ombra per contribuire ad un eventuale perfezionamento dello spettacolo, se non che …a un certo punto finisce.
Bravo Massimo, che non cede a ripetizioni, ma rielabora sempre in forme nuove e intense le nostre verità più profonde, tanto spesso volutamente e stoltamente celate.
Con stima e affetto,
Isabella T.
Io e Agnese siamo stati al teatro del Lemming a vedere “Amore e Psiche”. La cosa bella è che lo avevamo programmato senza tenere conto del fatto che fosse San Valentino, cosa che abbiamo realizzato solo qualche giorno prima. Avevamo organizzato una cosa molto romantica per il semplice fatto che desideravamo viverla, non perché ci sentivamo “costretti dalla festa di quel giorno” e questo, come convenimmo entrambi, dava valore alla nostra scelta. Io, prima dello spettacolo, ero molto emozionato e forse ero anche un po’ impaurito, mentre lei era più serena, con la mente aperta ad accogliere qualsiasi cosa fosse arrivata.
Quando Massimo ci fece entrare, ci chiese di slegarci i capelli: per me, lo chignon è una sorta di difesa, dunque quel momento fu proprio un bel modo per rendermi inerme. Afrodite ci accompagnò vero l’inizio preannunciandosi che avremmo avuto a che fare con qualcosa di mostruoso. E, in effetti, la scena che ci si parò davanti, era una scena tragica, di morte, che mi fece un po’ paura. Capii che ci trovavamo nei panni di Psiche, la povera ragazza condannata ad un matrimonio con una creatura tenebrosa. Ecco, quel terrore non lo deve avere provato solo lei, ma anche ogni giovane donna costretta a sposare con qualcuno che non conosce, dunque è un’emozione molto comune ancora oggi, purtroppo.
In tutto questo, stringevo forte la mano di Agnese, mi confortava il fatto che fossimo assieme. Poi ci trovammo davanti ad una tavola imbandita, il che fu una sensazione molto strana: sarà una trappola o possiamo sentirci a casa? Le voci che stiamo sentendo e chi invitano a prendere parte al banchetto sono amichevoli o ci stanno traendo in inganno? Entrambi, di solito, non beviamo mai alcolici, ma questa volta un sorso di vino lo bevemmo. Tutti i dubbi che avevo, scomparvero, nel momento in cui feci un salto nel buio. Due mani erano tese verso di noi e delle voci ci invitavano ad entrare in un luogo buio, dove si trovava Eros, il quale non voleva assolutamente essere visto. Ci separarono, appena entrati, e non si vedeva nulla: l’unica cosa che si poteva fare era usare gli altri sensi. Il tatto mi permetteva di sentire l’abbraccio che stavo ricevendo, la pelle che stavo toccando. Ascoltavo le sue dolci parole con l’udito e il fatto che fossero sussurrate mi faceva venire i brividi. Annusavo il suo profumo. Insomma, mi sciolsi completamente, nel buio, senza vedere Eros. Psiche faceva l’amore al buio con il suo coniuge, ma l’immaginazione di una persona non può in nessun caso rendere giustizia all’esperienza sensoriale che si può vivere. E viverla in quel modo, così inaspettatamente, fu a dir poco magico. Quando poi se ne andò, provai un senso di abbandono. Si aprì una tenda, io ripresi la mano di Agnese e sentimmo una voce che ci chiamava “ non sei curioso di vedermi?” Eccome se lo ero! Ero talmente curioso che mi dimenticai completamente della storia e non pensai assolutamente che vedere Eros, e infatti la curiosità sortì il suo effetto: sparirono le persone che avevamo abbracciato. Feci appena in tempo a chiederle : “Tutto bene?” che ci separarono, perché “ solo quello che è stato separato può essere ricongiunto”. Iniziò la parte di viaggio in cui ero solo. E così entrai in una stanza buia con uno specchio, nella quale danzai con una donna vestita di bianco, Non capii molto quello che stava succedendo e forse è giusto anche così, cioè non capire tutto, ma lasciare spazio anche a qualcosa di misterioso ma mi fece sentire a mio agio, con molta naturalezza…
Ero solo, ma ogni tanto pensavo: “Chissà dove sarà lei?” Ero scombussolato e correre nel buio accompagnato da qualcuno che mi teneva la mano fu molto interessante.
Poi ci fu il momento in cui mi chiesero di rivelare il mio segreto. A pensarci bene, a posteriori, questa scerna rappresenta in maniera emblematica quello che Massimo ci diceva sempre quando veniva in classe, al liceo: “ Non esiste uno spettacolo uguale all’altro, ogni volta si instaurava un rapporto unico ed impossibile da replicare, fra spettatore e attore!. Questo lo vissi in maniera evidente in quel momento, ma anche per tutto lo spettacolo: gli attori sanno adattarsi e reagire in base a quello che succede in ogni attimo. Ad ogni modo risposi così: “ Il mio segreto è che ho paura di essere giudicato dagli altri”. Una confessione non troppo ragionata, ma autentica. “E’ un segreto triste: piangerò con te” mi venne detto. “ Tu ami?” “ Si”, risposi. “ E allora capirò tutto”. Mi accompagnò in un posto che mi disse essere pericoloso: “Sarà difficile, ma tu devi resistere!” .
La scena che mi si parò davanti fu tetra: ebbi un po’ di paura, ma non capivo quale fosse il pericolo e così feci tutto quello che mi veniva chiesto, finché non mi ritrovai sotto un velo e l’uomo iniziò a gettarmi sopra della terra. Capii che mi stava seppellendo, così mi ribellai. La terra aveva proprio un profumo caratteristico, che mi piacque moltissimo, quasi come quello della lavando. Mi appoggiò sul volto un maschera mortuaria” e mi chiese: “ Che cosa resterò di te, a parte la morte?” Che domanda, mi terrò impegnato a pensare per un po’.
Poi ci ricongiungemmo: ricordo molto bene il grande abbraccio che diedi all’attrice. Appena ne ebbi la possibilità strinsi la mano di Agnese. Ci “sposarono” ed eravamo circondati da un bellissimo profumo, fu molto bello. Poi ci salutarono con un sorriso: la storia era finita e bisognava tornare nel mondo reale, ma qualcosa ce la portavamo entrambi fuori da quel luogo, qualcosa di nuovo.
Amore e Psiche non è una tragedia come Edipo e Dioniso e Penteo. Va da sé che ha il risvolto
opposto che sappiamo: il lieto fine.
Be’, fuori dal teatro a spettacolo concluso, mentre ero lì che condividevo le mie prime impressioni
sull’esperienza appena provata, ho fatto caso a ciò che il corpo aveva assorbito questa volta.
Dicevo prima che da Edipo e Dioniso e Penteo non sono uscito davvero stravolto, in preda ad una
qualche particolare turba, però il corpo si portava dentro qualcosa, una sensazione adrenalinica,
come il preambolo o il postumo di un lieve tremore.
Dopo Amore e Psiche, invece, un piacevole tepore.In effetti, la tragedia prima ti coccola e poi ti ammazza. O ti coccola e, nel mentre, ti ammazza?
Mentre la favola prima ti ammazza e poi ti coccola.
Mi porto dentro questo: al di là di ogni consapevolezza teorica, letteraria, posso dire di conoscere
ora, perché provata sul mio corpo, la differenza tra tragedia e favola.
Dedico le ultime righe di questa lettera ad un curioso aneddoto.
La mattina dopo Amore e Psiche mi sono accorto che il tappeto in camera mia era cosparso in un
punto da granelli di sale. Mi erano rimasti addosso dal giorno prima e spogliandomi erano in gran
parte finiti per terra; quelli che non mi erano rimasti ancora tra i capelli, come avrei realizzato poco
dopo.
Il primo pensiero è stato quello di prendere una scopa e pulire via quei granelli di sale, invece poi
mi è venuto di raccoglierli e conservarli in una ciotolina che avevo lì a portata di mano sulla mia
scrivania (in realtà non è una ciotola ma una parte di protesi d’anca, ma questa è un’altra storia).
Residui di una favola.
Sono ancora lì.
Amore e psiche ha lasciato a me e a mio moroso una piacevole sensazione di unione e di presenza dell’altro che, specie in questo periodo di incertezze, fa sempre bene. L’essere separati, lo stare da soli e attraversare quegli scenari catartici mi hanno posto in condizione di guardarmi dentro meglio. Sono stati molto toccanti e hanno dato un terreno fertile a meditazioni che sento mi hanno fatto decisamente crescere e maturare. In particolar modo la terza prova mi è rimasta impressa, non avendo, lì per lì, un segreto da confessare mi sono limitato ad affermare di aver amato. L’amore come unico lascito umano su questa terra è un punto di vista che mi ha sempre orbitato nella mente ma su cui non sono mai arrivato per davvero prima di questo spettacolo. Quando ho iniziato a lavorare ero convinto che un qualsiasi lavoro ben pagato sarebbe valso l’investimento di tempo, anche se il lavoro era faticoso sia da un punto di vista mentale che fisico. Quando poi, una mia manager è venuta a chiedermi se avessi voluto andare a casa ho risposto immediatamente di sì ma non perché volevo smettere di lavorare ma perché volevo stare insieme ad A., perché lui non si ricorderà di quando ho lavorato ma di quando ho passato tempo assieme a lui, di quando ho amato.
Questo spettacolo è stato uno dei momenti migliori di questo anno per me e anche per A. e non ho mai visto A. così bello come sotto quel telo alla fine dello spettacolo. Quel giorno siamo effettivamente morti per rinascere più uniti.
Grazie mille a tutti quanti per la magnifica esperienza.
S.
Gentile Massimo, gentile compagnia del Teatro del Lemming,
ho recentemente assistito al vostro lavoro ‘Amore e Psiche’ e condivido il mio applauso per voi.
Non nego di essere giunta a Rovigo con un filo di preoccupazione, pervasa più dal dubbio che dalla curiosità, timorosa del coinvolgimento che mi sarebbe stato richiesto, in termini di contatto fisico e reazione di fronte a quanto messo in scena.
Poi ho realizzato che ero arrivata li per un motivo e il vostro lavoro aveva un messaggio in serbo per me.
Quando mi sono trovata di fronte ad una tavola con carte e fiori di lavanda, ho avuto conferma che ero destinata ad un messaggio ma non riuscivo a trovarlo nelle parole che udivo.
Fino alla fine… quando il messaggio che avevate in serbo per me si è palesato. Era il mio compagno, il partner che ha intrapreso con me il viaggio, che mi è stato riportato dopo aver avuto un percorso separato durante lo spettacolo! La possibilità che le strade si dividono, per un giorno, per un periodo, sono reali, come reali sono le difficoltà, talvolta si rischia di non vedersi e il buio della notte per me era metafora dell’incapacità di guardarsi e comunicare. La mano, che mi ha trascinato correndo al buio, mi ha ricordato che la vita scorre veloce e talvolta i ritmi quotidiani ci fanno perdere d’occhio le emozioni e le necessità delle persone a cui vogliamo bene.
Ma nel mito, così come nella realtà, ci si può ritrovare perché il nostro Amore e il nostro desiderio di ricongiungerci supera gli ostacoli che la vita ci pone di fronte.
L’amore può essere rinvigorito e ritrovare la purezza del velo bianco che ci è stato appoggiato sul capo, anche se i segni del tempo hanno rischiato di macchiarlo.
Ringrazio lo sguardo finale dell’attrice che, con occhi pieni di emozione, mi ha ricordato la bellezza del ritrovarsi e mi ha lasciato questo appagante messaggio di unità e fiducia nel futuro!
Grazie, a presto!
Silvia C.
Siamo stati presi per mano e trascinati con impetuosa rabbia ma poi con dolcezza accompagnati piano piano.
Siamo stati spinti a terra, obbligati a toccare, costretti a guardare ma anche abbracciati e accarezzati.
Siamo stati invitati a mangiare e bere, invogliati a sbirciare.
Ho mentito spudoratamente ma subito dopo ero sincero.
Offesi da rumori fastidiosi siamo stati poi cullati da suoni bellissimi.
Gli odori e i profumi…
Tra suoni, parole e fantastici movimenti assistiamo al finale di questo straordinario viaggio: io sono travolto da una forte emozione.
Afrodite ci saluta con la manina, è il segnale.
Sono triste, non voglio andarmene ma lo spettacolo è finito, è tempo di tornare alla realtà.
Grazie davvero.
Andrea
“L’amore è un concetto estensibile che va dal cielo all’inferno, riunisce in sé il bene e il male, il sublime e l’infinito. Jung, Carl Gustav “ Con questa citazione desidero sintetizzare quanto vissuto all’evento esperienziale di AMORE E PSICHE. Il tempo e lo spazio si sono in un millesimo di secondo annullati appena entrati nel “dramma”, come azione, di PSICHE. E’ stato fin da subito, un esperienza onirica di passaggi della vita reali con simbolismi e metafore: dall’essere fatti di terra, humus, homo .. al nutrirsi delle prelibatezze della natura in un banchetto maestoso..dall’essere “trafitti da un raggio di sole” e di luce amorevole al sentirsi nudi davanti allo specchio di una maschera che non ci appartiene….da ricordi lontani e deposti nell’anima al sentirsi sepolti “quasi vivi” come “le foglie … d’autunno .. .stanno sugli alberi” e cadono nell’humus…al termine con la fiducia e con la speranza di ritrovarsi, incontri la più grande essenza: l’AMORE. Grazie a questa immersione!
3 marzo 2024
Buonasera a tutti, sono Silvia e ho partecipato al vostro spettacolo venerdì sera. E’la terza volta che ne prendo parte e ogni volta è sempre una nuova è intensa emozione. Lo posso dire soprattutto perché partecipo alla stessa rappresentazione dove porto amici diversi. Inutile dirvi che siete bravi… avete la capacità di tirare fuori tanti sentimenti dell’animo umano… diventa,direi,una seduta psicologica.. negli anni voi siete gli stessi, ma io, invecchiando, mi rendo conto che provo cose diverse.
La prima volta è stato un turbinio,sono entrata e uscita come fossi stata centrifugata… sguardi, parole, abbracci vissuti con solo istinto. La seconda provando ad osservare un podi più è a concentrarmi anche sul compagno che avevo accanto.La terza forse la più completa… meno impulsiva, più centrata su me stessa, provando anche a modificare dei miei comportamenti per vedere cosa poteva succedere… dopo quest’ultima mi sono resa conto che non riuscivo del tutto a cambiare la mia maniera d’essere, perché parte della mia impulsività la sentivo ancora, le lacrime di certi momenti quando dovevo scegliere delle foto le avevo ancora,stavolta dentro di me.
Insomma, vi faccio sempre una gran pubblicità. Mi rimangono dentro le carezze e il dolce sguardo dell’attrice più anziana (purtroppo non so i vostri nomi precisi), le urla della donna che ci accoglie all’inizio e che subito spaventa, la tenerezza della ragazza che mi chiede se ho un segreto e gli abbracci e la sensazione di protezione dell’uomo. Mi chiedo sempre cosa provate voi attori… penso sia stimolante perché ogni persona reagisce in un sacco di maniere a volte anche insospettate, e credo che per questo dovete essere anche pronti ad ogni evenienza. Spero cmq di avervi dato qualcosa anch’io, forse un gesto di calore umano, dolcezza, un minimo di sensibilità che da voi ho percepito e di cui tutti abbiamo un gran bisogno. Buon lavoro e grazie
Impressioni sugli spettacoli “Dioniso e Penteo: Tragedia del Teatro” e “Amore e Psiche: una
favola per due spettatori”
Avendo voglia di scrivere di entrambi ma avendo anche spesso rimandato il momento di farlo, riunisco in questo unico testo le mie semplici impressioni su tutti e due gli spettacoli, due esperienze molto diverse, quasi agli antipodi, ma al tempo stesso così simili.
Parto con “Dioniso e Penteo: Tragedia del Teatro”, che è stato il primissimo spettacolo del Teatro del
Lemming che io abbia mai visto, per questo mi ha lasciato particolarmente sconvolta. È stata dura scrollarmi di dosso quella risata nervosa, un po’ isterica. Sin dal primo momento, quando la maschera ci ha duramente indicato dove sederci, mi sono appoggiata scomodamente sulla sedia, sapendo che non sarei rimasta lì a lungo. Ma nonostante la tensione, non potevo fare a meno di essere assolutamente incantata dal quadro che mi si presentava davanti, da quei volti e corpi che risplendevano nell’oscurità, in una flemma onirica che era fuori da ogni concezione di spazio e di tempo: ero immobile e assetata, volevo vedere ogni cosa, non lasciarmi sfuggire nessun dettaglio. Allora quello che sembrava un sogno si è trasformato presto nell’incubo a cui ero preparata: una visione allucinata, spaventosa e fuori controllo, in cui sono stata trascinata all’improvviso come dopo essere stata scoperta nel mio nascondiglio. Ed è proprio questa suggestione ad affascinarmi ancora adesso, a distanza di più di un mese: allora, quando la baccante ha puntato i suoi occhi nei miei e mi è venuta incontro, io ho capito di essere Penteo, ma che anche ogni spettatore è Penteo, che desidera vedere senza essere visto, abituato ad osservare comodamente da lontano senza essere mai
coinvolto. Ma non questa volta, in cui paga caramente il prezzo della sua hybris. Mi sono trovata a compiere azioni che razionalmente non avrei fatto, anche se la mia mente non ha mai smesso di lavorare, nel tentativo di rincorrere una serie ininterrotta di interrogativi. Per questo, da spettatrice, sono uscita frastornata, sola, apparentemente senza più certezze cui aggrapparmi.
Passando invece ad “Amore e Psiche: una favola per due spettatori”, a distanza di una settimana l’esperienza vissuta tra le quinte del teatro mi lampeggia ancora vivida in mente. Forse perché, nonostante le prove da affrontare, è una favola a lieto fine, in cui l’amore si dimostra in grado di sconfiggere gli ostacoli più alti e irraggiungibili. Anche nella paura, nella lontananza, perfino dell’aldilà, era viva e scottante la speranza di ritrovare quel viso, quelle mani, quell’abbraccio tanto desiderati. Ci penso spesso, in generale nella vita, a quel bagliore di dolcezza che ti impedisce di vedere tutto nero quando tutto sembra perduto, contesa al tempo stesso tra la paura di starmi solo illudendo e la mia totale incapacità di agire diversamente. È ancora più bello pensare che ho vissuto tutto questo con una persona sconosciuta, ma così ben disposta e generosa, e che il nostro ricordo l’uno dell’altra si lega al calore di una tavola imbandita, al profumo della lavanda, alla delicatezza di un candido lenzuolo. Ogni senso si è aperto alla ricezione, uscendone pieno e inebriato.
Marta
Cari Massimo, Diana, Fiorella, Alessio e Marina,
Lo spettacolo di Amore e Psiche è stato davvero molto bello! Complimenti!
Come dice il sottotitolo, l’ho vissuto come una “favola”, di quelle che si raccontano ai bambini. Solo che non mi era capitato mai di viverne una in prima persona.
Certo, facendo il laboratorio dei Cinque Sensi, probabilmente sono di parte nell’apprezzare quanto ho visto. Ma vi assicuro che quel che sento è vero.
Quando ho visto Dioniso e Penteo, mi sono sempre mantenuto abbastanza estraneo alla vicenda. Era il primo spettacolo del Lemming che vedevo ed ero curioso, volevo quasi fare il “critico”. Mi sono ovviamente lasciato coinvolgere in tutto fisicamente; ma con la mente volevo studiarvi, volevo capire cosa aveste costruito. Insomma, inconsapevolmente, sono stato davvero uno spettatore Penteo.
Forse è per questo che alla fine di quello spettacolo mi sono sentito strano, quasi risentito. Volevo continuare a vedere, volevo che lo spettacolo durasse di più. Mi sono sentito “punito”, non tanto nei modi, quanto nell’essere bandito da qualcosa che mi interessasse.
In Amore e Psiche invece, il tempo mi è scorso con una percezione diametralmente opposta, dilatata, quasi sussurrata. Due spettacoli della stessa durata, e due immersioni diversissime.
Stavolta non avevo nulla da guardare, e mi sono sentito parte di una storia che è stata lunga e piena di peripezie. Mi è piaciuto affrontarne alcune insieme, altre da solo. E sono state tutte belle perchè mi sono fidato e amo fidarmi di voi.
Ho sentito di vivere una storia d’amore con la spettatrice che ha visto con me lo spettacolo, e contemporaneamente una con voi attori.
Il momento che ho apprezzato di più è stato quello dell’unione con Amore. Ho amato tutto di quella scena.
Noi due spettatori, fin lì uniti a gustare un amore tutto nostro, veniamo condotti al buio per vivere un amore personale con l’attore. Separati dall’altro spettatore, ma così vicini. Ho amato il fatto che nonostante fossi unito a qualcun altro, non vi fosse alcun sentimento di tradimento dell’amore precedente.
Stavo amando Amore, in una forma diversa; ma Amore era lo stesso.
Questa dicotomia “spettatore-spettatore” e “spettatore-attore” non è mai stata conflittuale. È stato armoniosa e sicuramente pensata e curata. L’ho apprezzata molto.
Un ultimo commento sulla musica, anche quella davvero speciale. È stata una carezza.
Complimenti di nuovo e grazie ancora per l’esperienza che mi avete regalato!
A presto,
Giovanni
Buonasera,
vi scrivo ora trascorsi alcuni giorni dopo aver partecipato alla vostra rappresentazione teatrale se così si può classificare per complimentarmi e donarvi quell’applauso che non si riesce ad esprimere alla fine dello spettacolo. Per me è stata la prima volta partecipare a uno spettacolo in ambito sia come spettatore ma soprattutto nei panni di un personaggio principale della storia rappresentata, una novità assoluta, una sorpresa inaspettata perché ignaro di cosa mi aspettasse; la mia aspettativa era quella sì di assistere alla messa in scena della storia mitologica di Amore e Psiche ma come semplice spettatore quindi non all’interno della scena e soprattutto da protagonista! Devo dire che subito questa cosa lascia un po’ disorientato lo spettatore finché non ci si rende conto di cosa sta realmente accadendo, ma una volta guidati all’interno della scena ci si rende conto che si diventa osservatori e protagonisti, questo coinvolgimento è sicuramente merito dei vari attori-artisti che sicuramente con il loro duro lavoro, ricerca e impegno riescono ad immergere lo spettatore nella scena. La storia così come rappresentata ha suscitato in me molteplici emozioni, stati emotivi, come paura all’ingresso e sotto i rimproveri e gli ammonimenti di Afrodite, sconforto nel vedere la grande madre piangere il lutto e il ribrezzo nel vedere i vermetti nella bara, pace e un’atmosfera a tratti festosa per il banchetto, quasi che si distacca dalla scena appena passata del lutto, sensualità in quelle carezze abbracci e sussurri, solitudine quando ci si divide dalla propria compagna; di nuovo paura e senso di oppressione quando si viene sepolti per poi ritrovare la sicurezza, la gioia di riabbracciare la compagna lasciata diciamo pochi minuti prima e la gioia in quella danza finale per celebrare l’unione dei protagonisti in questo caso io e la mia compagna assieme ai vari attori. Uno spettacolo e un miscuglio di emozioni che non sono rappresentate ma vissute e infatti ci vuole un po’ di tempo per assimilare questo tsunami di emozioni vorticose che ti portano all’uscita del teatro ricco di mille pensieri ed emozioni e purtroppo senza poter ringraziare con un fragoroso applauso più che meritato i vari attori dello spettacolo.
Di nuovo i miei migliori ringraziamenti per il vostro lavoro, un’esperienza entusiasmante e unica nel suo genere che vi ringrazio d’avermi fatto provare e che vorrò condividere con molti altri amici senza però dare nessun aiuto o anticipazione dello svolgimento dello spettacolo altrimenti la sorpresa viene meno e forse non si riesce a godere appieno dell’esperienza.
Ancora adesso faccio non poca fatica a trovare le parole giuste su come esprimere il mio ringraziamento per il vostro magnifico lavoro.
Non vedo l’ora di poter assistere a qualche altro vostro lavoro. Spero leggerete queste mie poche righe e che vi siano di gratitudine immensa.
Vi invio i miei cordialissimi saluti e ormai visto che mancano pochi giorni un augurio di buonissime festività e un inizio nuovo anno fortunato e di successo.
Grazie
MATTEO
È difficile scrivere di qualcosa a cui tieni molto: come se la parola non potesse restituirne la preziosità, rischiando in qualche modo di perderla. Ho avuto questo timore, cel’ho tutt’ora, mi auguro che sia infondato. Mentre dopo “Dioniso e Penteo” sentivo un bisogno viscerale di scrivervi perché volevo capirci qualcosa, stavolta ho l’impressione di sapere perfettamente ciò che ho vissuto. Il mio è stato un viaggio lucido. Ero lucida quando ho sposato un mostro, quando me ne sono innamorata, e quando sono morta. Se ci ripenso un brivido gelido mi percorre la schiena: per un momento io sapevo di non esistere più. Quando dico che ero lucida, intendo che tutto questo accadeva realmente. È diventato un ricordo concreto al pari del treno che ho preso per venire a “vedere” (termine più che inadeguato) lo spettacolo. Non sono riuscita a distinguere nitidamente gli stimoli dei diversi sensi, proprio come accade nella vita: tutto si è mischiato in un’ unica atmosfera travolgente. Le immagini che mi sono rimaste incise nella memoria sono avvolte da odori, sensazioni fisiche che le rendono ancora vive nella mia mente e forse ancora di più nel mio corpo. E mi sembra di conoscere già da tempo tutte quelle strane figure che ho incontrato. Io, pur essendo io, ero Psiche. E non ho dovuto muovere né un dito né un neurone per convincermi di ciò. Ero lucida quando mi sono ricongiunta con Amore. E la sensazione che ho provato mi auguro davvero di non dimenticarla, quel ritorno alla vita dopo la morte, più autentico che mai. Forse mi sbagliavo, avevo bisogno di testimoniare con le parole ciò che ho vissuto. Ripensandoci, mi sono resa conto che una parte di me fino all’inizio dello spettacolo, anzi finché non sono stata lasciata da sola, non voleva vivere quest’esperienza con qualcuno che conosceva, soprattutto che mi conosceva e (è difficile ammetterlo) anche bene. Mi sono sentita invasa. Ma quando l’ho rivisto dopo il mio viaggio, davvero non volevo vedere altri che lui; sará scontato, ma davvero non si sa fino in fondo quanto qualcuno vale per noi finché non sopraggiunge il timore di perderlo. Ciò che più mi ha lasciato questo spettacolo è stata la riscoperta, dopo la perdita, della propria ricchezza. Di chi amo, e di ciò che amo: la vita.
Grazie,
CARLOTTA