TEATRO DEL LEMMING – AMORE E PSICHE una favola per due spettatori
DAL 6 AL 15 FEBBRAIO 2026 – TEATRO STUDIO | Rovigo
Per raccontare Amore e Psiche del Teatro del Lemming bisognerebbe essere in grado di descrivere un’emozione. Rispondere all’arte con l’arte insomma. Una sequenza di quadri che tocca tutte le corde delle emozioni in trenta minuti in cui ci si incontra e si ama sul serio, si muore e si rinasce davvero, in cui ho sorriso guardando il volto della mia sposa.
Una esperienza sensibile che rompe l’estraneità di uno spettatore con l’altro, per un solo e unico secondo in cui il teatro diventa luogo d’incontro e condivisione.
Gian Maria Tosatti – Il Tempo
Sensazionale performance, riflesso di qualcosa di grande, di eterno, di unico, lo spettacolo trae da questa unicità assoluta il suo fascino e la sua poesia, la sua dolcezza da Sirene incantatrici. E come tutte le favole vere, ha momenti crudeli e dolorosi, e luce dopo molto buio, e lieto fine con musica, danza e fiori. Una Odissea del cuore in 45 minuti, in cui gli attori del Lemming trasfigurano il sensuale e la sensorialità in rito ancestrale, in leggenda immortale, in sogno.
Umberto Fava – Libertà
Per il Teatro del Lemming Amore e Psiche – una favola per due spettatori è la terza parte del ciclo denominato Tetralogia dello spettatore. Il lavoro prevede un coinvolgimento diretto, drammaturgico e sensoriale di soli due spettatori a replica, un uomo e una donna.
Ti scrivo dopo aver fatto lo spettacolo di Amore e Psiche per condividere le mie sensazioni e riflessioni.
Vita e Morte: così descriverei la mia esperienza di ieri. Un’oscillazione tra queste due condizioni essenziali dell’umano, che trovano il loro spazio in un luogo dove il tempo ha smesso di esistere. Un’ode alla gioia di due giovani amanti che, in un luogo luminoso, caldo e profumato, celebrano la loro unione. Dall’altro lato la tristezza, l’oscurità, la paura, la sepoltura.
Stanotte, dopo lo spettacolo, ho sognato di innamorarmi, di nuovo. Era un amore fresco, desideroso di essere vissuto. Tuttavia, alla sensazione di piacevole felicità vissuta in dei campi colorati e profumati, si contrapponeva un panorama urbano inquinato, costellato di industrie che producevano fumi tossici e odori cattivi: una città distrutta, irriconoscibile, uno scenario postapocalittico. Un’altra volta: Vita e Morte. La sensazione che avevo nel sogno era quella di essere anestetizzata dalle cose belle dell’amore, e che questa condizione mi stesse tenendo lontana dall’esigenza di fare qualcosa per evitare che l’inquinamento si espandesse. Come se ci fosse una dimensione individuale che voleva starsene lì col proprio amato e un’altra collettiva che spingeva per contrastare le industrie e l’inquinamento. Queste sono le dicotomie su cui mi interrogo spesso: solitudine/collettività, indifferenza/altruismo.
Penso di aver vissuto in modo più intenso le sensazioni di Morte, come quella della sepoltura. Mi sono trovata sottoterra tremante, col respiro in affanno, gli occhi aperti nel buio. La mia sensazione era quella di essere sepolta dai vermi della prima scena ed ero molto impaurita. Un altro momento di inquietudine è stato quello del segreto, che ho sussurrato alla mia guida. La mia paura di non saper amare mi ha travolta come un grido di aiuto.
Un’altra cosa su cui ho riflettuto è il fatto di conoscere il mio compagno. Credo che mi sarebbe piaciuto fare Amore e Psiche con uno sconosciuto. Anche se ho provato a lasciarmi andare, ero influenzata dal fatto di sapere chi era: conoscevo di già il suo abbraccio, il suo tocco sulle mani.
Concludo dicendoti che lo spettacolo mi è piaciuto molto ed era come essere entrati un sogno. Come qualcuno ha detto ieri, se mi immagino di essere dentro ad un mito, sarebbe esattamente così.
sono Davide ed ho partecipato all’esperienza Amore e Psiche venerdì 13 febbraio 2026. Vi lascio le mie impressioni.
Nel complesso penso sia una esperienza da fare, anche solo per conoscere il vostro modo molto interessante di intendere uno spettacolo o performance o in qualsiasi altro modo amate definire ciò che si viene a “vivere”.
Mi sono sentito estremamente coinvolto fisicamente e mentalmente, quasi sopraffatto da tutto ciò che accadeva e dal tentare di capire/seguire/scegliere nelle varie scene/luoghi/situazioni che mi si ponevano davanti.
Avveniva tutto come in un film, con una inquadratura “soggettiva” e con macchina da presa tenuta in mano (ho alcune esperienze in ambito di produzioni audio-visive e sembrava proprio di essere l’obiettivo di una steadicam). Tutto era, tra l’altro, molto ben “inquadrato” ed efficace nella direzione dei vari spostamenti.
Dal punto di vista emotivo, sono stato per tutto il tempo incollato alle varie emozioni che provavo, ero completamente nel qui e ora, la mia mente non poteva andare altrove. Ho vissuto con pienezza le varie emozioni, ho avuto addirittura paura all’inizio col primo intervento di Afrodite e la paura (mai davvero minacciosa) mi ha accompagnato in vari momenti dell’esperienza (quando si correva veloce, quando le “scene” apparivano all’improvviso, quando non sapevo/capivo cosa fare, etc.). Credo di essere stato in ascolto e disponibile per tutto il tempo ma, contemporaneamente e paradossalmente, sentivo il mio corpo rigido e un po’ in difesa; era però una difesa dovuta alla travolgente intensità di ciò che succedeva.
La sorpresa mi ha accompagnato per tutto il tempo, quasi ogni passaggio mi trascinava dentro ad un mondo onirico inaspettato. Le esperienze di fronte alla grande madre che piange, del segreto dello spettatore e della sepoltura sono state davvero fortissime.
A proposito, non posso esimermi da un commento sugli attori/performer. Vorrei fare i miei più vivi complimenti alla attrice che interpretava la grande madre e il “segreto”: davvero indescrivibile la forza, l’efficacia e la credibilità delle interpretazioni. Complimenti vivissimi anche agli altri attori, mi hanno davvero toccato l’anima, li ho trovati tutti di un a bravura fuori dal comune.
Alla fine dell’esperienza ero in uno stato di “sospensione” e “densità emotiva” inaspettato: ero spaesato, curioso, stravolto, sfinito e chissà cos’altro; parafrasando una nota canzone di Carmen Consoli mi sentivo “confuso e felice”. Ho avuto bisogno di un tempo di decompressione, dopo l’esperienza, per ascoltare tutto ciò che mi arrivava e per riconnettermi con me stesso. Avevo il piacere di ricordarmi tutti i passaggi dell’esperienza vissuta e mi ci è voluta circa mezz’ora per sentirmi di nuovo io; nel mentre avevo il piacere di condividere le sensazioni ed i ricordi con la persona che ha vissuto l’esperienza con me (non avevo con ella un legame affettivo).
Se proprio devo cercare degli elementi critici, potrei dire che mi sono sentito talmente coinvolto emotivamente e fisicamente che credo di essermi perso alcuni significati dei testi, probabilmente perché l’attenzione “cognitiva” era sopraffatta da quella emotiva. Seguendo la stessa linea critica, potrei aggiungere che mi sarebbe piaciuto avere più tempo per vivere completamente (anche mentalmente) ogni singola scena/situazione. Alcuni momenti mi sono sentito strappato da una situazione per correre verso un’altra; magari l’intento registico era proprio quello di portare lo spettatore dentro questo “treno in corsa” e, se così fosse, allora ci siete riusciti in pieno!
Penso che in futuro vorrei rivivere l’esperienza insieme alla mia compagna per accentuare maggiormente ciò che ho provato e per lasciarmi andare e coinvolgere ancora di più.
Sono molto curioso di venire a vivere/vedere/esperire anche gli altri spettacoli/performance della vostra compagnia.
Ancora complimenti!