TEATRO DEL LEMMING – AMORE E PSICHE una favola per due spettatori
DAL 6 AL 15 FEBBRAIO 2026 – TEATRO STUDIO | Rovigo
Per raccontare Amore e Psiche del Teatro del Lemming bisognerebbe essere in grado di descrivere un’emozione. Rispondere all’arte con l’arte insomma. Una sequenza di quadri che tocca tutte le corde delle emozioni in trenta minuti in cui ci si incontra e si ama sul serio, si muore e si rinasce davvero, in cui ho sorriso guardando il volto della mia sposa.
Una esperienza sensibile che rompe l’estraneità di uno spettatore con l’altro, per un solo e unico secondo in cui il teatro diventa luogo d’incontro e condivisione.
Gian Maria Tosatti – Il Tempo
Sensazionale performance, riflesso di qualcosa di grande, di eterno, di unico, lo spettacolo trae da questa unicità assoluta il suo fascino e la sua poesia, la sua dolcezza da Sirene incantatrici. E come tutte le favole vere, ha momenti crudeli e dolorosi, e luce dopo molto buio, e lieto fine con musica, danza e fiori. Una Odissea del cuore in 45 minuti, in cui gli attori del Lemming trasfigurano il sensuale e la sensorialità in rito ancestrale, in leggenda immortale, in sogno.
Umberto Fava – Libertà
Per il Teatro del Lemming Amore e Psiche – una favola per due spettatori è la terza parte del ciclo denominato Tetralogia dello spettatore. Il lavoro prevede un coinvolgimento diretto, drammaturgico e sensoriale di soli due spettatori a replica, un uomo e una donna.
Premetto che conosco molto poco l’ambiente del teatro, e non avevo minimamente idea di cosa aspettarmi da uno spettacolo « per due persone ».
Il primo sospetto che qualcosa di eccezionale stesse per accadere l’ho avuto quando prima di entrare ci è stato detto di rimuovere scarpe, calzini, orecchini… utilissimo per tracciare il confine tra la « realtà » e il «teatro».
Poi lo spettacolo: come in un fiume vieni trasportato da una stanza all’altra, un flusso di percezioni di ogni tipo: visive, uditive, tattili, olfattive. Ammetto che ho fatto fatica a distinguere tutti questi stimoli, ad attribuire un significato ad ognuno di essi, ed infine a ricostruire il contenuto globale di ciò che avevo appena vissuto. Ad essere sincero, del contenuto non sono riuscito a capire molto: questo perché la forma con cui tutto mi è stato presentato è stata così inaspettatamente unica che la mia attenzione è stata direzionata quasi esclusivamente su di essa, senza riuscire a riflettere sul significato di ciò che stavo vivendo; un po’ come quando ascolti una canzone musicalmente così bella che non presti attenzione al testo e al suo significato.
E tutto questo per me è stato incredibile. Riuscire ad accedere a tutte queste sensazioni diverse con uno spettacolo teatrale è stato sbalorditivo.
Mi ha fatto riflettere su quanto forse sono abituato ad esperire per categorie sensoriali distinte, e su come quindi sarebbe utile tornare a raccogliere e integrare i vari stimoli per ottenere un’immagine più completa di un percetto.
Ringrazio di cuore Massimo e tutta la compagnia teatrale per questa preziosa opportunità.
Dal primo passo all’ingresso del teatro la prima sensazione che riporto è quella di paura\straniamento, rispetto al fatto che oggettivamente non sapevo cosa stesse per accadere. I passi veementi in avvicinamento di Afrodite ed il suo sguardo minaccioso mi hanno messo in allerta, ho avuto la percezione che stesse per accadere qualcosa di “brutto” nonostante sapessi di trovarmi in uno spazio
protetto. Arrivando alla sala principale, questa percezione si è tramutata in curiosità, il profumo mi ha accolto e da qui qualche sguardo fugace alla persona (che non conoscevo che ha partecipato insieme a me) ha stabilito effettivamente una connessione, o meglio, credo che entrambi abbiamo consapevolizzato il fatto di essere complici all’interno di una storia, sì più grande di noi, ma che
solo noi in quel momento potevamo essere capaci di affrontare. Il banchetto è stato “romantico”, il dolce, il profumo del vino e l’atmosfera calda hanno gettato le basi per il passaggio successivo dell’incontro con il corpo. Non vedere mi ha disorientata per qualche secondo, ed il fatto che la superficie su cui ero fosse morbida, mi ha dato l’impressione di essere davvero altrove, in un luogo
non definito che si può raggiungere solo con l’elevazione della mente e del corpo. Dopodiché il senso di colpa, la separazione, la mancanza, il desiderio di ricongiungersi. La stanza delle foto è stato uno dei momenti più toccanti per me e rimanere sola mi ha spaventata. Avevo l’impressione di sentire delle voci, o che quelle foto mi parlassero ed è come se in quel momento mi fossi presa carico di una sorta di passato che non mi apparteneva, ma di cui mi sentivo coinvolta ugualmente e che dovessi custodire e non rivelare a nessuno. Di fatti quei chicchi che avevo tra le mani non li ho lasciati per nessuna ragione al mondo. La quarta prova è stata la più dura e contrastante. Non mi ha turbata il
seppellimento in sé per sé, ma la riflessione che ne è conseguita. Da una parte, ho provato qualcosa di simile al sollievo, rispetto alla morte, nel senso di non dovermi più preoccupare delle vicissitudini e delle contingenze terrene, affare solo di chi respira ancora; dall’altra, la frustrazione, il rimpianto di non aver fatto e detto tutto quello che volevo, di non aver salutato e abbracciato le persone a me care, non aver dato un ultimo bacio alla persona amata e quanto queste ultime piangessero per me. Per cui, il ricongiungimento successivo è stato felice. Felice di rivedere visi amici e celebrare la vita ancora una volta. Reputo questo spettacolo come un percorso, oltre che di connessione gli uni con gli altri, principalmente come viaggio interiore, che apre riflessioni su aspetti importanti della nostra esistenza che sottovalutiamo, ma per cui vale la pena fermarsi un secondo ad apprezzare. Per cui la mia attenzione, il mio rispetto e la mia ammirazione di vedervi fare tutto questo è davvero ad alti livelli.
(Non vedo l’ora di “partecipare” all’ Edipo!)
Monica
La dominanza della testa. Per buona parte dello spettacolo i pensieri giravano e frenavano la mia disponibilità corporea e la possibilità di vivere il momento. Preoccupata per la presenza, vicina e distante (in teatro e nella relazione), del mio compagno, non mi sono fatta trasportare nel vortice
onirico del presente (ma sono sicura che se non ci fosse stato lui, qualcos’altro mi avrebbe distratta). Fino alla parte finale, quando la risoluzione del dramma, e una mia non risoluzione interiore, si sono scontrate e riconosciute, e un pianto sofferto che sa di tristezza e libertà è sgorgato. Il mio corpo a lungo scosso da un fremito prolungato, ha potuto uscire dirompente nella scena e prendersi lo spazio cercato.
Cari amici,
ho partecipato al rito di Amore e Psiche per ben due volte, l’altra settimana, e mi è sembrato di essere in un lungo sogno. Ammetto che, finita la prima replica, già pensavo “che bello, domani ne faccio un’altra!”. E ” chissà come sarà! “.
È difficile descrivere l’esperienza, perché sembra in qualche modo al di fuori dal tempo, ma non è solo questo. È sempre labirintica, come se gli avvenimenti e le emozioni si incrociassero fra loro, senza consequenzialità, in modo atemporale. A volte mi sembra che dal banchetto venga la colpa di voler vedere, a cui seguirà subito l’essere sepolti. E che al primo ingresso avvengano già le nozze di gioia. E poi arrivano le immagini come flash. La cesta cullata dalla matrona mi sembra un’immagine antica, parentale quasi, mi ricorda sempre la campagna, i trisavoli, le case con il pavimento in terra battuta. E si ritrovano lì, in un luogo sacro e antico in un modo tutto differente, come se fossero spettri che neppure sanno dove sono. Non credo di essermi mai guardato attorno, una volta raggiunta quella scena. Cosa succede attorno a lei? Chi c’è in scena, e cosa fa? Forse non mi è concesso vederlo. E poi Afrodite reclama sempre l’attenzione, e i vermi li sento sempre sotto di me, anche se sarà dopo che verrò sepolto.
Il rosso della tavola è la cosa che mi colpisce, e mi sembra che solo ciò che ho a me vicino sia giusto prendere. Vorrei che la mia compagna avesse a disposizione il resto per come vuole. E il rosso me lo porto nel letto d’Amore, come se lo vedessi drappeggiato di rosso nonostante il buio totale. Amo quel buio, lo trovo adeguato alle carezze, alla pelle vellutata, alla sottoveste di seta, non è un buio di assenza o che nasconde, è il buio della notte primaverile, o del voler chiudere gli occhi con rapimento, mi sembra che ci sia una finestra aperta da qualche parte nella stanza e che da fuori non entri mai freddo o caldo, e la stanza e il fuori abbiano la stessa temperatura. In primavera e in autunno è una delle cose più belle che ci siano, toglie i confini dati dal freddo o dal caldo delle stagioni piene, quando uscire è in qualche modo anche un cambiare di temperatura. Dentro e fuori diventano più vicini fino quasi ad essere la stessa cosa, in primavera e in autunno.
Le tende quindi si scostano, è sempre sbagliato e temo sempre per la mia compagna, per il viaggio che dovrà compiere. Fino alla scorsa settimana non ho mai saputo quale fosse il suo viaggio. Il mio sembra sempre cambiare ordine, quando provo a ricordarlo. Mi appare ora la morte, per prima, anche se so che non è così che deve andare. Ade è un dio sumero o un Moloch in una grotta, ogni volta cerco di decifrare il suo gesto, come se fosse la chiave per il mio percorso. Mi chiedo se sappia che sopravviverò, e soprattutto che voglio andare fino in fondo. È un pegno da pagare questo, io lo so.
Il sudario è allo stesso tempo freddo e caldo, liberatorio ed opprimente, mi sembra di poter riposare e mi sembra di poter scomparire per sempre, poi la terra arriva dal nulla. Riempie subito le narici, ma dov’era prima? È comparsa all’improvviso. Ed è un colpo sul costato. Non so su cosa sono sdraiato, forse un telo, ma sono chissà come sicuro che lì sotto, sotto di me ci sia la terra. E i vermi, ma loro mi danno un’energia vitale, come se fremessero sottoterra, la terra è viva là sotto e non è poi così diversa dall’aria con i suoi venti.
Sento questo o non faccio in tempo e vengo scoperchiato, mi si copre subito la faccia ma non soffocherò, anche se fosse quello l’intento.
La maschera che mi mostrano è più chiara di quella di pelle che ho aiutato a trovare sentendomi in qualche modo giudicato per il mio non sapere e non capire. Quindi forse sono stato giudicato di nuovo e la mia maschera mortuaria è ora chiara e leggera, forse qualcuno la peserà ed è per questo che posso andare avanti. Poi quel ballo, è dolce ma allo stesso tempo è una nenia che vuole ipnotizzarmi, portarmi nel regno dei sogni. Può essere peggio di quello dei morti? Non sono mai sicuro di fare bene ad assecondarla, forse è un’altra prova anche questa. E nello specchio cosa vedo? Credo amore, non me stesso ma come mi vede Amore. I miei occhi sono diversi da quelli di Edipo.
E mi viene chiesto qual è il mio segreto, ma io non ho segreti, voglio solo dire che amo, voglio dire sì. Mi viene da lasciare il mio pegno d’amore lì, o forse quel pugnetto che stringo in mano era destinato ad Ade, affinché compisse la pesatura dell’anima o del mio amore?
Ma c’è un altro luogo dove mi attendono, non c’è tempo per capire o ricordare. E in quel luogo tutti sono Amore nello stesso tempo. Mi sembra sempre che tutto si muova, avanti e indietro, che tutti si muovano, come una danza gigantesca ma leggerissima, quasi volando. E ci sono tanti veli ma sottili e trasparenti e che si muovono anche loro perché è tutto arioso. E i fiori di arancio mi sembrano sempre una volta stellata o qualcosa che non so, una cupola dipinta magari, o dei rami fitti fitti che ci riparano dal sole e ci fanno frescura. Forse è sempre un giardino, quel posto. Non so perché ma mi immagino delle statue. Come se lo spettacolo fosse fatto anche di scultura. E di tessuti, naturalmente, perché Amore e Psiche per me sono un’infinità di tessuti diversi per colore e al tatto.
Ci abbracciamo, e forse ci abbracciamo tutti. Mi sembra un rito di primavera, tutti ci diamo fra noi quell’energia fresca che farà arrivare le fioriture e il verde ovunque. È sicuramente un giardino, quel posto per me. Ma la mano di lei è sempre la cosa più importante. Noi ci parliamo così, o ci incontriamo così, ogni volta.
Quando arriva il momento di andare mi sembra di dire con lo sguardo ad Afrodite (che come tutti alla fine è anche Amore), oltre che grazie, che avrò cura di lei, della mia compagna.
Grazie amici di tutto questo, un grande abbraccio!
Martino
Cercherò di descrivere Amore e Psiche attraverso tutte le immagini che mi sono rimaste
impresse nella memoria.
Ripensare a questa favola ha fatto emergere una serie di fotografie meravigliose e le parole,
le frasi dette dai vari attori, sono quasi passati in secondo piano. L’unica domanda che
ricordo è relativa alla domanda di quale fosse il mio segreto.
ELIMINA → Prima di fare ciò ricordo quanto fossi agitata prima di entrare. Continuavo a
parlare con Katia e le dicevo che avevo super paura, perché non sapevo bene che cosa
aspettarmi.
La parola è passata in secondo piano, forse perché estremamente coinvolta da tutti gli altri
sensi e dalla bellezza che mi circondava: i suoni in lontananza, le voci dolci e forti, gli odori e
i profumi molto accentuati e la bellezza di tutto.
Ecco le immagini:
1. Afrodite, bellissima, arriva verso di noi, con un passo forte, deciso, sicuro. Ci prende
per mano e ci porta dentro questo viaggio.
2. Un uomo e una donna davanti a noi, che ci parlano e ci dicono di dire sì. In quel
momento mi è sembrato di dover fare una scelta, di dover prendere una decisione,
che il mio SI’ fosse un qualcosa di desiderato, aspettato, voluto (è stato bello perché
mi è proprio sembrato che stessero aspettando me, la mia parola, la mia voce).
3. La madre. Ricordo questa figura di donna stupenda, circondata di bianco. Sembrava
qualcosa di intoccabile, di angelico, di sacro, di magico. Nel momento in cui ha
aperto la culla, ciò che ho visto mi ha lasciato senza parole, ma mi ha anche
affascinato moltissimo. Vedere tutti quei piccoli e infiniti vermi per me ha avuto due
significati: la morte (rappresentavano quegli animaletti che arrivano quando il corpo è
in decomposizione e mangiano tutto quanto) e la vita (piccoli invertebrati che
smuovono la terra, l’humus, il compost…
Questa immagine mi ha colpito molto.
4. Altra immagine meravigliosa: il banchetto ricco di cibo. Credo fossi molti restia
inizialmente nel mangiare perchè incantata dalla bellezza di tutto ciò che avevo
dinanzi. La luce era distribuita in modo da conferire sacralità e importanza ad ogni
cosa. Inoltre sentire le voci che ci incitavano a mangiare è stato molto poetico.
5. La stanza di Eros: due corpi accoglienti e profumati che ti abbracciano e ti fanno
sentire importante. Vedere successivamente i corpi nudi di quest’uomo e questa
donna mi ha riportato a un’immagine di vita primordiale, naturale e originaria.
Separarmi dal mio compagno non è stato troppo doloroso, anzi, forse sentivo di poter stare
da sola, di riuscire a proseguire il cammino.
6. La stanza dei ricordi con le carte: la prima foto mi ha fatto pensare al passato (mi ha
ricordato mio nonno, quando aveva circa 40 anni, e viveva in Australia), mentre la
seconda al futuro (perché c’era un uomo con un bambino in braccio).
7. Il segreto. Quando mi è stato chiesto di dire un segreto, ho tentennato un pochino e
poi ho detto una cosa che tutte le persone che mi conoscono sanno di me, fin dai
primi istanti (ovvero che vorrei diventare mamma). Successivamente ripensandoci mi
sono fatta diverse domande e mi sono chiesta se davvero io non ho un segreto
nascosto e che nessuno sà di me. Mi ha un pò reso triste questa cosa.
8. Incontrare Ade è stato un momento molto sacro e speciale. Mi hanno colpito i
movimenti delle sue mani e la forza con la quale ha toccato il palmo delle mie. Non
mi ha spaventato o terrorizzato. Inoltre, il momento della sepoltura per me è stato
stupendo: lì per lì non l’ho vissuto come questo, ma anzi, mi sembrava proprio di
essere distesa a faccia in sù, in un bosco, nel quale c’era molto vento e le foglie, i
ramiscelli, le pigne, mi cadevano dolcemente sopra il mio corpo.
9. Rincontrare il mio compagno e il matrimonio è stato molto speciale come momento,
ma non ero particolarmente vicina emotivamente al mio compagno, ma ero proprio
affascinata da tutto quello che vedevo intorno a me.
Le cose che maggiormente mi hanno colpita sono le seguenti: la vita che sprigionavano i
protagonisti di questa favola (le pupille di ciascuno fremevano come se io fossi stata la prima
spettatrice della storia che mi stavano facendo assaporare), la bellezza e la meraviglia che
mi circondavano e il sentimento di cura che nutrivano per me (sono stata preparata e
coccolata in ogni momento).
Con molta gratitudine
Beatrice
“solo ciò che è stato separato potrà un giorno essere ricongiunto”.
Dello spettacolo di amore e psiche mi porto nel sangue questa frase che mi ha fatto dare significato a tutto lo spettacolo.
Ciò che mi ha suggestionato molto è stata la capacità dello spettacolo a costringere lo spettatore all’utilizzo di tutti i sensi, le immagini e le sensazioni che più mi porto dentro sono: la vista di questa scatola di vermi, il profumo del vino, dei fiori, della lavanda, della terra, il gusto del cibo, l’udire delle voci, il tatto dei corpi nella stanza dell’amore. È stata un’esperienza piena in ogni sua forma e senso. Timoroso l’inizio con l’incontro molto forte di Afrodite e la fine, meravigliosa con il suo sorriso e la mano che sventola il saluto.
Un grazie sincero dell’esperienza,
Con Amore e Psiche sono entrata dentro un sogno. Ho attraversato gioia e dolore, come se
avessi vissuto un’intera esistenza. Ho sentito paura, amore, nostalgia, mancanza, felicità. Mi
sono abbandonata e poi ritrovata.
È difficile provare a descrivere una vita. Essa non è una sequenza di eventi: è un intreccio.
Un continuo morire e rinascere. E quando un’esperienza riesce a farti attraversare tutto questo
in un tempo sospeso, allora stai toccando qualcosa di essenziale.
Amore e Psiche non è un fatto da spiegare, ma un attraversamento. Ti passa dentro. Ti
modifica. Sedimenta in silenzio. Perché certe esperienze non si comprendono ma si
incarnano.
Ci sono esperienze che si aprono nel tempo, si moltiplicano, si trasformano insieme a noi. E
così, ciò che oggi ti sembra una cosa sola, domani avrà un altro volto.
È stato come essere catapultata in un magma vivo.
Fin dall’inizio si viene immersi in ciò che sembra un quadro di Caravaggio: immagini di un
altro mondo, senza tempo né spazio. Tutto e’ atemporale. Ogni cosa aveva un sapore diverso:
il chicco di melograno cosi aspro ed il vino, dolce come una ciliegia.
E’ stato come tornare bambina, come se il mondo si mostrasse ai miei occhi per la prima
volta. Sentivo come se tutto fosse nuovo.
Sono entrata in quello che sembrava un tempio. Il movimento delle mani. Le voci intorno a
me. La cura in ogni minimo dettaglio. L’esplosione dei sensi.
E poi la sensazione della morte. L’odore della terra. Un misto di pace e fine.
Un vissuto profondamente personale, eppure condiviso nel matrimonio finale.
Le sensazioni vere. Quelle che abbiamo dimenticato.
E poi l’ultimo sguardo di Afrodite. L’amore.
Ringraziare per questo viaggio è poco. È come cercare di ringraziare una madre per il dono
della vita: troppe parole non servono, perché ciò che avete dato va oltre ogni possibile
gratitudine.
Margherita A.
Carissimi,
mi avete donato un viaggio molto personale che mi pone di fronte a una necessità di riconnettermi a me stesso. Quali prove dovrò affrontare? Sarò mai pronto? Posso evitarlo?
Ciò che più mi ha travolto sono gli odori presenti attraverso questo viaggio. A partire dall’odore dei vermi in quell’immagine fortissima che mi ricorda quanto la morte e la vita siano indistricabili e ciascuna un aspetto dell’altra. E questo presagio, mi invita a vivere perché in fin dei conti non ho più tempo.
Al buio della notte, la necessità di infrangere il divieto di colui che amo è qualcosa di necessario. Scorgere la pelle illuminata nel sottile spiraglio sotto la tenda mi porta a sfamare la curiosità ed infrangere il volere divino. Ho visto, non posso più tornare indietro, non posso più disconoscere.
Qui mi trovo catapultato da un lato all’altro del mondo e riesco a riconnettermi soltanto quando l’odore e il peso della terra che copre il mio corpo mi definisce per ciò che sono. Sento la necessità di sprofondare ancora di più nel terreno, ma questo non è possibile. Forse non ho davvero scelta.
Mentre poesie e parole antiche mi scivolano via piuttosto in fretta, ogni piccolo comando si fa invece bivio fondamentale: mangia, non guardare, ricorda. La strada è già tracciata?
La felicità finale mi arriva inaspettata, immeritata, incontrollata.
Buonasera,
sono tornata pocanzi e ancora mi sento entusiasta x aver partecipato a questo spettacolo. La mia prima esperienza da spettatrice. Essendo laboratorista immaginavo potesse essere tanto sentita tale esperienza ma non fino a questo punto.
Premetto che sono ignorante riguardo ai miti ma curiosa verso ogni esperienza.
Come già accennato al Regista Munaro già dopo i laboratori il mio subconscio mi propone sogni , talvolta incubi che però si riconnettono alle parti di me. Vogliamo le chiamate ombre?
Senza entrare nello specifico del mio vissuto ritengo che questo regalo ( così lo percepisco io) che oggi mi è stato fatto mi ha fornito nuovi strumenti su cui lavorare. Dato che la ricerca( credo di ognuno di noi come me) non volge mai ad una fine.
Sarò lieta di aggiungere altre riflessioni o sogni.
Il lavoro sui 5 sensi è particolare e x me anche terapeutico.
Infondo lavorare sul superare le barriere autogiudicanti e autocastranti è il fine su cui da tempo ambisco.
E parlo di barriere non solo emotive ma anche corporee, ciò che viene svolto lavorando sui 5 sensi nel vostro teatro. Perché L essere è esattamente l insieme di corpo e mente.
E sovente, nella vita di tutti i 5 sensi vengono per così dire ” ignorati” . L obbiettivo che mi sono da sempre proposta è uno..
Equilibrio ed amore verso me stessa.
Quest’ ultimo oggi l ho sentito particolarmente.
Ho sempre sentito ed accolto le polarità di anima e animus che sono dentro di me( come cita Jung)
Non c è amore più grande se non in primis quello verso se stessi.
Aggiungerò altri commenti nel caso sognassi ( come ribadisco, spesso è già accaduto) e li completerò con un altra mail.
Sono capitata al vostro teatro non x caso.
Perché nulla accade x caso.
E ne sto già traendo benefici .
Ringrazio e saluto
AMORE E PSICHE
Sogno da Amore e Psiche – ciò che è rimasto – ciò che è permeato.
La via della seta, le mille e una notte, un tassello di favola raccontato notte dopo notte sperando di aver salva la vita e finire coll’innamorarsi.
Olio, oro, liquido, rituale, unzione delle mie spoglie, benedetta dall’incenso prima del riposo senza risveglio, Olio Torbido figure come frutto di evocazione, terrena, divina, il bisogno più basilare dell’uomo e la sua più grande paura l’altro: due e uno, due e uno solo.
“Solo ciò che è stato separato potrà essere un giorno ricongiunto”.
Quand’ero piccola mia nonna teneva una ciotola di vetro sul tavolo dell’ingresso che riempiva di potpourri rigorosamente rosso, non mi piaceva l’odore non era fresco, era denso, cinereo, terra di cimitero.
Culla funeraria di un neonato lasciata correre su un fiume. Vermi che si cibano, vermi che eravamo e ai vermi e alla terra torneremo – il fuoco modella quadri e spettri sulla tela del nero.
L’acqua è profonda, tuffati, non hai bisogno di galleggiare porpora, leggimi le carte vita dimmi il mio futuro, dimmi ciò che è stato, riempimi i polmoni di lavanda, arriva al punto che non posso respirare senza avere la gola piena di odori, di mangiarli.
Bazar di spezie con le sue strade strette e la sua gente, le sue lampade a olio, ninnoli argentati appesi con i loro vetri coloriti come in un prisma, in un caleidoscopio, un abbraccio, una coppia, un amore.
Il chicco di melograno acido, nudi in un abbraccio scuro, nero.
Esco dalla tomba, ti ritrovo, mi sposo – seppelliscimi tra le tue polveri.
Ti scrivo dopo aver fatto lo spettacolo di Amore e Psiche per condividere le mie sensazioni e riflessioni.
Vita e Morte: così descriverei la mia esperienza di ieri. Un’oscillazione tra queste due condizioni essenziali dell’umano, che trovano il loro spazio in un luogo dove il tempo ha smesso di esistere. Un’ode alla gioia di due giovani amanti che, in un luogo luminoso, caldo e profumato, celebrano la loro unione. Dall’altro lato la tristezza, l’oscurità, la paura, la sepoltura.
Stanotte, dopo lo spettacolo, ho sognato di innamorarmi, di nuovo. Era un amore fresco, desideroso di essere vissuto. Tuttavia, alla sensazione di piacevole felicità vissuta in dei campi colorati e profumati, si contrapponeva un panorama urbano inquinato, costellato di industrie che producevano fumi tossici e odori cattivi: una città distrutta, irriconoscibile, uno scenario postapocalittico. Un’altra volta: Vita e Morte. La sensazione che avevo nel sogno era quella di essere anestetizzata dalle cose belle dell’amore, e che questa condizione mi stesse tenendo lontana dall’esigenza di fare qualcosa per evitare che l’inquinamento si espandesse. Come se ci fosse una dimensione individuale che voleva starsene lì col proprio amato e un’altra collettiva che spingeva per contrastare le industrie e l’inquinamento. Queste sono le dicotomie su cui mi interrogo spesso: solitudine/collettività, indifferenza/altruismo.
Penso di aver vissuto in modo più intenso le sensazioni di Morte, come quella della sepoltura. Mi sono trovata sottoterra tremante, col respiro in affanno, gli occhi aperti nel buio. La mia sensazione era quella di essere sepolta dai vermi della prima scena ed ero molto impaurita. Un altro momento di inquietudine è stato quello del segreto, che ho sussurrato alla mia guida. La mia paura di non saper amare mi ha travolta come un grido di aiuto.
Un’altra cosa su cui ho riflettuto è il fatto di conoscere il mio compagno. Credo che mi sarebbe piaciuto fare Amore e Psiche con uno sconosciuto. Anche se ho provato a lasciarmi andare, ero influenzata dal fatto di sapere chi era: conoscevo di già il suo abbraccio, il suo tocco sulle mani.
Concludo dicendoti che lo spettacolo mi è piaciuto molto ed era come essere entrati un sogno. Come qualcuno ha detto ieri, se mi immagino di essere dentro ad un mito, sarebbe esattamente così.
sono Davide ed ho partecipato all’esperienza Amore e Psiche venerdì 13 febbraio 2026. Vi lascio le mie impressioni.
Nel complesso penso sia una esperienza da fare, anche solo per conoscere il vostro modo molto interessante di intendere uno spettacolo o performance o in qualsiasi altro modo amate definire ciò che si viene a “vivere”.
Mi sono sentito estremamente coinvolto fisicamente e mentalmente, quasi sopraffatto da tutto ciò che accadeva e dal tentare di capire/seguire/scegliere nelle varie scene/luoghi/situazioni che mi si ponevano davanti.
Avveniva tutto come in un film, con una inquadratura “soggettiva” e con macchina da presa tenuta in mano (ho alcune esperienze in ambito di produzioni audio-visive e sembrava proprio di essere l’obiettivo di una steadicam). Tutto era, tra l’altro, molto ben “inquadrato” ed efficace nella direzione dei vari spostamenti.
Dal punto di vista emotivo, sono stato per tutto il tempo incollato alle varie emozioni che provavo, ero completamente nel qui e ora, la mia mente non poteva andare altrove. Ho vissuto con pienezza le varie emozioni, ho avuto addirittura paura all’inizio col primo intervento di Afrodite e la paura (mai davvero minacciosa) mi ha accompagnato in vari momenti dell’esperienza (quando si correva veloce, quando le “scene” apparivano all’improvviso, quando non sapevo/capivo cosa fare, etc.). Credo di essere stato in ascolto e disponibile per tutto il tempo ma, contemporaneamente e paradossalmente, sentivo il mio corpo rigido e un po’ in difesa; era però una difesa dovuta alla travolgente intensità di ciò che succedeva.
La sorpresa mi ha accompagnato per tutto il tempo, quasi ogni passaggio mi trascinava dentro ad un mondo onirico inaspettato. Le esperienze di fronte alla grande madre che piange, del segreto dello spettatore e della sepoltura sono state davvero fortissime.
A proposito, non posso esimermi da un commento sugli attori/performer. Vorrei fare i miei più vivi complimenti alla attrice che interpretava la grande madre e il “segreto”: davvero indescrivibile la forza, l’efficacia e la credibilità delle interpretazioni. Complimenti vivissimi anche agli altri attori, mi hanno davvero toccato l’anima, li ho trovati tutti di un a bravura fuori dal comune.
Alla fine dell’esperienza ero in uno stato di “sospensione” e “densità emotiva” inaspettato: ero spaesato, curioso, stravolto, sfinito e chissà cos’altro; parafrasando una nota canzone di Carmen Consoli mi sentivo “confuso e felice”. Ho avuto bisogno di un tempo di decompressione, dopo l’esperienza, per ascoltare tutto ciò che mi arrivava e per riconnettermi con me stesso. Avevo il piacere di ricordarmi tutti i passaggi dell’esperienza vissuta e mi ci è voluta circa mezz’ora per sentirmi di nuovo io; nel mentre avevo il piacere di condividere le sensazioni ed i ricordi con la persona che ha vissuto l’esperienza con me (non avevo con ella un legame affettivo).
Se proprio devo cercare degli elementi critici, potrei dire che mi sono sentito talmente coinvolto emotivamente e fisicamente che credo di essermi perso alcuni significati dei testi, probabilmente perché l’attenzione “cognitiva” era sopraffatta da quella emotiva. Seguendo la stessa linea critica, potrei aggiungere che mi sarebbe piaciuto avere più tempo per vivere completamente (anche mentalmente) ogni singola scena/situazione. Alcuni momenti mi sono sentito strappato da una situazione per correre verso un’altra; magari l’intento registico era proprio quello di portare lo spettatore dentro questo “treno in corsa” e, se così fosse, allora ci siete riusciti in pieno!
Penso che in futuro vorrei rivivere l’esperienza insieme alla mia compagna per accentuare maggiormente ciò che ho provato e per lasciarmi andare e coinvolgere ancora di più.
Sono molto curioso di venire a vivere/vedere/esperire anche gli altri spettacoli/performance della vostra compagnia.
Ancora complimenti!