TEATRO DEL LEMMING – AMLETO
SABATO 12 SETTEMBRE 2026 – TEATRO MANICOMICS | Piacenza
DA SABATO 11 A DOMENICA 12 OTTOBRE 2025 – TEATRO STUDIO | Rovigo
AMLETO è l’opera che, più di ogni altra, inaugura la cultura moderna; anzi, per molti aspetti ne costituisce il mito fondante. Come personaggio mitico, Amleto dà vita ad un personaggio scisso, dilaniato, smarrito.
Amleto è scisso fra fede umanista e scetticismo conoscitivo, fra segno e simulacro. È dilaniato, sul piano psicologico, dalla contesa fra il nome del padre e richiamo affettivo della madre, fra passato aureo e presente decadente, fra eros e rifiuto del corpo, fra ragione e follia, fra follia recitata e follia sperimentata direttamente.
Nella sua natura scopertamente metateatrale il testo shakespeariano pone al centro il problema del teatro. Un teatro inteso come spettacolo, cioè simulacro, inganno, falsità, ipocrisia. Da questo punto di vista lo “spettacolo” ha ormai completamente invaso, insieme al regno di Danimarca, alla sua corte e ai suoi cortigiani, l’intero nostro mondo contemporaneo: qui la realtà si afferma come tale solo in quanto perpetua finzione.
A questa spettacolarità diffusa Amleto oppone un teatro che sappia invece smascherare l’inganno, diventare uno strumento in grado di prendere in trappola la coscienza dello spettatore.
Il Teatro del Lemming, fondato a Rovigo nel 1987 è una compagnia di ricerca e di sperimentazione teatrale. Il gruppo si afferma, a partire dagli anni Novanta, come una delle realtà più innovative della scena attraverso un percorso teatrale, unico nel panorama italiano, che si caratterizza per il coinvolgimento diretto, drammaturgico e sensoriale degli spettatori. La Compagnia è da molti anni ideatrice di una originale pedagogia teatrale denominata I cinque sensi dell’attore.
Ciao!
Che bello avervi visto a Piacenza in uno spazio che conosco così bene
Ho trovato lo spettacolo denso, in un piacevole(nel senso della piacevolezza del sentire)crescendo emotivo.
Un po’ conosco il lavoro del Teatro del Lemmig e ho ben presente l’intenzione comunicativa e l’attenzione dedicata a questo atto catartico che si realizza nell’incontro tra attore, spettatore e …qualcosa di “altro”..che coinvolge l’essere umano spesso ingabbiato,paralizzato in un mondo esteticamente iper produttivo ,veloce ecc…mi sto già dilungando …come sempre, tra le mie parentesi.
Lo spettatore è stato condotto in questa area del sentire in punta di piedi , nell’essere Amleto, nell’essere pazzo, deluso,tradito , innamorato, crudele nel rinnegare l’amore e, così pieno di rabbia da ferire se stesso e l’amore nuovo, guardando il passato.
Quanti Amleto siamo stati?Quanti Amleto saremo?
Ho amato il movimento ma anche la parola,le musiche cantate e non, i cerchi, dentro e fuori di essi.
Mi sono emozionata per alcuni quadri scenici , forti in una coralità equilibrata
Le parole di Marina e Diana pronunciare con una forza scenica e talvolta una giusta dose di follia mi hanno colpito ed emozionato .
La scelta di un quadro scenico finale che ha visto Diana sull’altare è stata potentissima.
Grazie .. finalmente ho visto usare quell’altra nel modo che ho sempre desiderato vedere!! 🙂
E ho adorato “noi siamo gli attori, voi non avete battute”
Detto così,provocatorio e sincero!
GRAZIE
È STATO UN VIAGGIO MERAVIGLIOSO TRA LE STANZE DI AMLETO
ALLA PROSSIMA!!
Lily
Buonasera,
ho assistito stasera allo spettacolo “Le stanze di Amleto” e mi è piaciuto moltissimo. All’inizio ero un pò disorientata, incuriosita …poi man mano che ci si addentrava nello spettacolo mi sembrava di vivere un sogno ad occhi aperti in cui le domande di Amleto diventavano le mie. Bella l’idea delle stanze intese anche come luoghi dell’anima da esplorare, almeno io li ho visti così e di li la domanda ” quanto conosciamo realmente delle tensioni, desideri, paure che ci abitano?” La stanza che mi è piaciuta di più è stata l’ultima, in particolare il monologo e le musiche. Mi è venuta voglia di rileggere il testo che non ricordavo più , lo avevo visto a teatro ma mai interpretato in questo modo. Complimenti a tutti gli attori e attrici, davvero bravissimi, spero di avere occasione di vedere altri vostri spettacoli! Un saluto,
Eliana D.G
Cari e care Alessio, Diana, Fiorella, Katia, Massimo, Maddalena, Marina, Mario, Veronica,
Premessa: ogni vostro lavoro è come una galleria d’arte, un insieme di opere certamente legate da
un filo conduttore, ma anche aventi valore a sé stante e tra le quali ci si perde, tanti sono gli input
che arrivano contemporaneamente.
Ragion per cui ne esco sempre con la sensazione di aver colto appena una piccola parte di senso, e
chiedendomi quanto altro invece mi sono perso.
Una piccola parte di senso, della grandezza di un seme.
Ma forse il senso è proprio questo, uscire dall’esperienza portandosi dentro un seme che stia lì in
germinazione per sortire forse col tempo qualche effetto.
Solo forse, perché non tutti i semi arrivano a diventare le creatura potenziale che sono.
Venendo ad Amleto, cosa mi sono portato a casa?
Naturalmente mi è sorto spontaneo fin da subito chiedermi come mai, rispetto agli altri lavori del
Teatro del Lemming, questa volta fosse previsto un ruolo di spettatore tradizionale, seduto lontano,
nessuna interazione con attrici e attori. Perché la mancanza del coinvolgimento diretto, questo tratto
fondante del vostro lavoro? Perché questa differenza?
Be’, ecco la risposta: questa differenza non c’è.
Io posso dire di essermi sentito pienamente coinvolto (per certi versi, perfino più di altre volte), la
performance è arrivata come un’onda potentissima ad investire e tenere avvolto me spettatore per
tutta la sua durata.
Lo stare stavolta seduto non era affatto un caso, il suo senso era quello di far esperire la condizione
di chi trova di fronte a sé una situazione che percepisce troppo distante da sé per poter fare
qualcosa, totalmente fuori controllo, troppo grande e troppo veloce per riuscire a starci dietro (e
dentro). Uno stato di totale impotenza sbattuto in faccia ancora di più dal fatto che, anche di fronte
all’opportunità data di poter anche solo lievemente influire, comunque non ce la facciamo, o non ce
la sentiamo, o ci sentiamo troppo fuori luogo.
Forse proprio perché partiamo dal presupposto che in fondo la cosa non ci riguardi, che sia altro da
noi, noi non c’entriamo niente con tutto ciò.
Mi riferisco in particolare al momento in cui veniva porto il microfono al pubblico. A me non è
capitato, ma non so se sarei riuscito a parlare o forse avrei detto qualcosa sulla cui adeguatezza
avrei avuto poi mille dubbi e magari provato anche imbarazzo. Ed è proprio questo il punto, il senso
di questa condizione.
Naturalmente il tutto è estremamente attuale e riconducibile alla nostra quotidianità.
Io personalmente l’ho ricondotto subito al genocidio della Striscia di Gaza e a quanto sia importante
non limitarsi a guardare, ma cercare di dare ognuno il proprio convinto contributo, per quanto
piccolo, per quanto simbolico.
Penso alle proteste pacifiche, al metterci la faccia, all’urlare – ognuno a modo suo – “Stop al
genocidio!”, “Palestina libera!”, e così via per ogni altra forma di guerra, violenza, discriminazione,
ingiustizia che accade ovunque, ogni giorno.
E penso che fortunatamente il mondo è ancora pieno di Amleto che alla fine si rispondono:
“Essere!”
Come sempre, vi ringrazio