DAL 02 AL 08 DICEMBRE 2024 – TEATRO STUDIO | Rovigo
Il lavoro su AMORE E PSICHE prosegue sulla strada aperta dai nostri precedenti lavori dedicati alle figure di EDIPO e DIONISO e si propone come ideale continuazione.
In DIONISO il rapporto attori-spettatori si faceva mimetico di quei rapporti esperiti sempre più spesso nelle relazioni col mondo che si stabiliscono appunto sotto il segno dell‘opposizione e del non riconoscimento.
In AMORE E PSICHE il movimento suggerito è esattamente di segno opposto. Qui la seduzione è agita per amore e conduce, finalmente, ad una congiunzione: congiunzione di anima e corpo, dell‘io con l‘altro, di attore e spettatore. Dalla dualità si giunge così alla condivisione, alla fusione-con l‘altro.
Il mito ci dice per altro che questa unione è tutt‘altro che facile.
Le vicissitudini di Psiche sono terribili e a volte paiono poterla devastare completamente: ma non sono che il cammino necessario alla sua unione finale con Amore. Il mondo piuttosto che come vana valle di lacrime, appare così, per dirla con Keats, la valle del fare anima. Poiché, per citare Jung, “l‘anima non può esistere senza la sua altra parte, che si trova sempre in un TU“.
Per il Teatro del Lemming Amore e Psiche – una favola per due spettatori è la terza parte del ciclo denominato Tetralogia dello spettatore. Il lavoro prevede un coinvolgimento diretto, drammaturgico e sensoriale di soli due spettatori a replica, un uomo e una donna.
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Amore e Psiche non è una tragedia come Edipo e Dioniso e Penteo. Va da sé che ha il risvolto
opposto che sappiamo: il lieto fine.
Be’, fuori dal teatro a spettacolo concluso, mentre ero lì che condividevo le mie prime impressioni
sull’esperienza appena provata, ho fatto caso a ciò che il corpo aveva assorbito questa volta.
Dicevo prima che da Edipo e Dioniso e Penteo non sono uscito davvero stravolto, in preda ad una
qualche particolare turba, però il corpo si portava dentro qualcosa, una sensazione adrenalinica,
come il preambolo o il postumo di un lieve tremore.
Dopo Amore e Psiche, invece, un piacevole tepore.In effetti, la tragedia prima ti coccola e poi ti ammazza. O ti coccola e, nel mentre, ti ammazza?
Mentre la favola prima ti ammazza e poi ti coccola.
Mi porto dentro questo: al di là di ogni consapevolezza teorica, letteraria, posso dire di conoscere
ora, perché provata sul mio corpo, la differenza tra tragedia e favola.
Dedico le ultime righe di questa lettera ad un curioso aneddoto.
La mattina dopo Amore e Psiche mi sono accorto che il tappeto in camera mia era cosparso in un
punto da granelli di sale. Mi erano rimasti addosso dal giorno prima e spogliandomi erano in gran
parte finiti per terra; quelli che non mi erano rimasti ancora tra i capelli, come avrei realizzato poco
dopo.
Il primo pensiero è stato quello di prendere una scopa e pulire via quei granelli di sale, invece poi
mi è venuto di raccoglierli e conservarli in una ciotolina che avevo lì a portata di mano sulla mia
scrivania (in realtà non è una ciotola ma una parte di protesi d’anca, ma questa è un’altra storia).
Residui di una favola.
Sono ancora lì.
Amore e psiche ha lasciato a me e a mio moroso una piacevole sensazione di unione e di presenza dell’altro che, specie in questo periodo di incertezze, fa sempre bene. L’essere separati, lo stare da soli e attraversare quegli scenari catartici mi hanno posto in condizione di guardarmi dentro meglio. Sono stati molto toccanti e hanno dato un terreno fertile a meditazioni che sento mi hanno fatto decisamente crescere e maturare. In particolar modo la terza prova mi è rimasta impressa, non avendo, lì per lì, un segreto da confessare mi sono limitato ad affermare di aver amato. L’amore come unico lascito umano su questa terra è un punto di vista che mi ha sempre orbitato nella mente ma su cui non sono mai arrivato per davvero prima di questo spettacolo. Quando ho iniziato a lavorare ero convinto che un qualsiasi lavoro ben pagato sarebbe valso l’investimento di tempo, anche se il lavoro era faticoso sia da un punto di vista mentale che fisico. Quando poi, una mia manager è venuta a chiedermi se avessi voluto andare a casa ho risposto immediatamente di sì ma non perché volevo smettere di lavorare ma perché volevo stare insieme ad A., perché lui non si ricorderà di quando ho lavorato ma di quando ho passato tempo assieme a lui, di quando ho amato.
Questo spettacolo è stato uno dei momenti migliori di questo anno per me e anche per A. e non ho mai visto A. così bello come sotto quel telo alla fine dello spettacolo. Quel giorno siamo effettivamente morti per rinascere più uniti.
Grazie mille a tutti quanti per la magnifica esperienza.
S.