TEATRO DEL LEMMING – DIONISO E PENTEO Tragedia del Teatro

DAL 18 OTTOBRE AL 24 NOVEMBRE 2024 – TEATRO STUDIO | Rovigo

Forse non è un caso che Le Baccanti di Euripide si configuri come l‘ultima delle grandi tragedie che ci sono rimaste. Per certi aspetti essa si pone come fine di un genere, e più in generale di un pensiero (quello tragico appunto), ma anche come inizio di quella diversa visione del mondo che sta alla base della tradizione che conduce fino ad oggi e a quel che rimane del teatro moderno.

Implicitamente, mettendo in scena come protagonista lo stesso dio del teatro – Dioniso, essa si pone come riflessione sullo stesso statuto di teatralità, sulla sua crisi, sulla sua impossibilità. Il teatro, sotto il segno di Dioniso, si configura essenzialmente come una relazione fondata sulla reciprocità (io ti vedo mentre tu mi vedi), come rito collettivo il cui skopòs è quello di giungere ad una comunione – dispersione delle soggettività, a favore di una osmosi col divino, col tutto. Di questo teatro non sembra esserci quasi traccia nel teatro di oggi.

La relazione si fa qui oppositiva perché lo sguardo dello spettatore moderno, di cui Penteo è il perfetto prototipo, è distaccato, voyeuristico. La tragedia di Penteo ripropone così la tragedia della nostra cultura occidentale che è quella della separazione, della dualità. Che è anche dualità di attore e spettatore, di atto e rappresentazione.

Per il Teatro del Lemming DIONISO E PENTEO – Tragedia del teatro  è la seconda parte del ciclo denominato Tetralogia dello spettatore. Il lavoro prevede un coinvolgimento diretto, drammaturgico e sensoriale di un gruppo di sette spettatori a replica.

Commenti (6)

  • Dioniso e Penteo devo dire che è stato lo spettacolo che ho trovato più
    stimolante come esperienza, sensoriale innanzitutto, per la sua completezza.
    Parto col dire che naturalmente, essendo passato per l’esperienza di Edipo, mi sentivo in un certo
    senso ora più rodato come spett-attore del Lemming, ancora più stimolato a provare una nuova
    esperienza pentasensoriale.
    Ricordo bene i primi attimi di questo spettacolo: il tableau vivant.
    Sono stati attimi, devo dirlo, carichi di entusiasmo. Ne ho parlato anche con Loretta, mia compagna
    di teatro, e anche lei vostra spettatrice per Dioniso e Penteo oltre che per Amore e Psiche.
    Condividiamo entrambi il parere che quel tableau vivant sia qualcosa di magnifico da guardare e
    qui in effetti sono stato ben felice e grato di poter impiegare il senso della vista, come preambolo di
    ciò che sarebbe entrato in gioco di lì a pochi istanti.
    Ricordo bene che ho passato quella prima parte dello spettacolo contento di poter godere stavolta di
    quel momento di status di spettatore passivo e contemplare con calma quel mondo dove di lì a poco
    sarei stato trascinato dentro. Caricandomi per l’immersione.
    Anche qui, come per Edipo, non sono arrivato da spettatore totalmente ignaro della tipologia di
    esperienza che stavo per vivere. E non tanto per aver letto prima lo spettacolo – era passato intanto
    ancora più tempo da quella mia lettura perciò ricordavo poco dei contenuti, e andava bene così,
    pensavo che poteva essermi di vantaggio per una fruizione più spontanea – quanto piuttosto per
    l’esperienza fatta alla giornata di selezione dei Cinque sensi. Ricordavo alcuni esercizi e ogni tanto,
    spontaneamente, li riconoscevo e pensavo: “Ah sì, la camminata con le candele! Ah ecco, le
    Baccanti!” Ma non ho sentito questo come una distrazione dall’esperienza che stavo vivendo. Era
    invece interessante ritrovare quelle prime esperienze all’interno del loro prodotto finito.
    Sostanzialmente ciò, aggiunto alla prima esperienza con Edipo, mi ha fatto sentire più
    psicologicamente preparato per entrare meglio nella dinamica frenetica di quanto accadeva.
    Forse, paradossalmente, è l’esatto opposto dell’effetto sperato?
    Questa è una domanda che continuo a pormi, chissà come sarebbe andata se fossi stato uno
    spettatore totalmente ignaro dei contenuti del Teatro del Lemming.
    Anche in questa esperienza, come per Edipo, mi sono fatto rapire ma non tanto da diventare
    veramente Penteo, quello che mi sono portato a casa è stata nuovamente l’energia dell’esperienza
    multisensoriale e l’ammirazione per la vostra abilità, contemplata da vicino. Molto vicino.

  • Non avevo mai accarezzato con così tanto vigore la nuca e i capelli di una donna nei confronti della quale fin da subito ho nutrito inquietudine, originatasi primariamente dai suoi occhi folli che mi hanno stregato. Ciononostante sentivo di potermi (e volermi) totalmente fidare di lei, ma questa fiducia era quasi un desiderio di gettarsi a capofitto in un tremendo: era una fiducia ebbra e fisicamente eccitante, fiducia assurda perché issata sul folle e l’inaspettato. È stato estremamente seducente essere completamente nelle mani di questo corpo allucinatamente esaltato, credo avrei fatto qualsiasi cosa mi avesse ordinato di compiere…
    Il suo odore mi si è incollato addosso fin dal primo tocco ed è stato ciò che mi ha incatenato a lei in modo così potente, a tal punto che anche a spettacolo concluso ne respiravo ancora il profumo dalla mia stessa pelle.
    Ho provato vuoto e smarrimento quando se n’è andata da me: cantando con le altre menadi in realtà aspettavo solo il suo ritorno; e dopo avermi sedotto potentemente, ma brevemente, lo sbranamento è giunto come logico culmine di quell’eccitazione, immediatamente vissuto da me come fine ultimo già premeditato dalla menade. Forse proprio per questo non ho percepito troppo lo stacco, la cacciata: alla fine non mi sono sentita nel posto “sbagliato” …ma forse a pensarci ora non era necessario perché mia madre mi aveva appena sacrificato.
    Laura

  • Un caro saluto a voi tutti. Ciò che ho vissuto ieri sera con la visione di Dioniso e Penteo è stata una delle emozioni più devastanti, destabilizzanti ma allo stesso tempo più commoventi e complete della mia vita. Non immaginavo un coinvolgimento così profondo, non solo per essere stato spettatore -attore, ma per avere vissuto il dramma dei miei fallimenti, delle mie rinascite e ricadute. Sono stato si uno smembrato Penteo, ma anche uno speculare Dioniso, una Menade lasciva ed intoccabile, uno che vuole vedere ma anche non essere visto, soprattutto nel profondo del proprio essere. Vorrei esplicitare molte altre cose, ma non è facile, solo permettetemi di fare i complimenti ai bravissimi interpreti e dare ragione alla speranza di più alti livelli di vita che anche con queste opere possiamo realizzare. Grazie con tutto il cuore da Diego T.

  • Eccomi!!
    Non vedo l’ora, lo confesso, di mettere nero su bianco alle emozioni, fortissime, provate stasera, anche confrontandole con gli altri spettacoli.
    Inizio col dire che è una delle opere più emozionanti cui abbia preso parte, meglio addirittura di Edipo, dove la carica erotica è forte ma qui lo è ancora di più, parlo ovviamente dell’opera Dioniso.
    Mi son sentito coinvolto dall’inizio alla fine, anche nell’apparente passività del momento iniziale, con l’iniziazione del rito che mi ricorda moltissimo Le Baccanti (lo spettatore “si fa la bocca” con quanto vedrà dopo).
    L’atto di autoerotismo misto al possesso, la donna al centro della scena si sente posseduta da qualcosa, nel misto tra amore, possesso e dominio altrui. Lo spettatore osserva inerme, apparentemente inerme, poi inizia la “carneficina”.
    L’uomo nudo che avanza mi ricorda vagamente il film “Eyes wide shut” di Kubrick, anche se in questo caso erano le donne a esserlo, coperte da una maschera.
    L’uomo irrompe nella scena, compiendo il delitto e ponendo fine alle sofferenze della donna al centro, il destino che subirà lo spettatore.
    Successivamente, mi son sentito avvolto dalla spirale dell’amore, la danza, l’affetto..tutto avrà un termine con la morte, anticipata dal busto che scende sullo spettatore (la parte più emozionante e tenebrosa dello spettacolo, mi son scansato per paura di prenderlo appieno).
    La donna che scandisce il tempo? Nel suo apparente moto costante, scandisce il tempo della scena, osserva ma non interviene, in apparenza.
    Sapiente l’uso delle luci poi, quasi caravaggesche.
    Dopo tanta carnalità e peccato, l’uomo si riappropria del proprio esistere al freddo, rimettendosi la maglia, i tempi stanno per cambiare, citando un noto brano di Battiato.
    Insomma, le antitesi perfette, l’amore, la rabbia, la bestia umana che si palesa, la bella e la bestia insomma..unico davvero ed emozionante, non poco.
    Grazie!!!!!

    Valentino

    PS. tenete conto che non ho ancora aperto la busta, le emozioni mi sono giunte dirette, in presa diretta, un buona la prima quindi, delle emozioni appena vissute.

  • L’esperienza vissuta al Teatro Lemming DIONISO E PENTEO è stato stupefacente per un coinvolgimento tra gli attori e gli spettatori. L’atto che mi ha coinvolto dall’inizio alla fine è stato lo sguardo inflessibile di chi stava davanti a me: donna, baccante, madre, figlia, amante, amica… Lo sguardo penetrante e pungente mi ha rivelato chi sono: un Dioniso e un Penteo contemporaneamente. Sono dentro di me e di ogni singolo umano. Un Dioniso privo di scrupolo e pietà verso gli umani, un Penteo apparentemente razionale ma anche, irascibile, chiuso nelle proprie convinzioni. Dioniso e Penteo non sono dunque realmente in contrasto l’uno con l’altro, ma speculari. Se all’inizio della tragedia vissuta lo sguardo pungente mi rivelava il Penteo di turno, al termine travestendomi da Baccante, assumevo un Dioniso dall’atteggiamento di despota spietato.
    ANDREA

  • Visto oggi 22 novembre 2024.
    Quello che mi ha colpito soprattutto è stata la sensazione di ritrovarmi circondato e direttamente coinvolto nella trama da archetipi diversi ma tutti parte di una sorta di ecosistema, intuitivamente, ed inesorabilmente,  precluso  agli uomini; ad esempio il minotauro (che è anche un’immagine demoniaca ovvero della parte negata di ognuno), le donne possedute dalla divinità, dall’inattingibile, e la sensualità femminile che è sempre stata un territorio sconosciuto per gli uomini. Ma soprattutto la bestia, che vive in noi, che si vorrebbe isolare per prevenire scandalo e disordine, come Penteo cerca di fare, e che molti cercano di dimenticare. Ma la “nostra” bestia, come una divinità, anzi, come parte di una divinità, non può dimenticare nulla fin dall’inizio dei tempi.

    Sono solo un appassionato di teatro quindi mi limito a dire quello che mi è piaciuto: praticamente tutto. La messa in scena, le musiche, i testi, gli attori ma, naturalmente, soprattutto le attrici. Purtroppo qualche volta ho fatto fatica a capire dei dialoghi sottovoce ma è un problema mio, del mio udito.
    Sorprendente anche il finale col pubblico che dalla scena esce all’aperto.
    Soddisfattissimo.

    Fabio

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